Da qui in avanti: fine progetto e rilancio

Chiudiamo in questi giorni il progetto 2015-2016 La Famiglia Portavalori in Rete con una semplice festa a Garbagnate domenica 26 giugno 2016. Nello stesso fine settimana si svolge a Verona l’importante convegno promosso da AFI nazionale in cui il nostro progetto viene presentato e promosso. Di seguito ne diamo notizia ed approfondimenti.

AfiNazionale
Il logo di Afi Nazionale

Un percorso implica una meta, un punto di arrivo. Il tempo a disposizione del progetto avviato nello scorso ottobre è ormai completato e ci ritroveremo; membri dei Gruppi di Acquisto Familiare, Famiglie sostenute da loro, simpatizzanti e collaboratori vari per incontrarci, parlare e vivere un momento di amicizia e festa insieme. E’ importante che ci ritroviamo per sostenere e rinforzare le relazioni tra noi e ampliare la rete che stiamo costruendo.

SchemiFamigliaPortavalori

Nel contempo a Verona di svolge il convegno di AFI (associazione delle Famiglie Italiane) nazionale per la celebrazione del suo XXV anno associativo. In questo contesto il nostro presidente Cesare Palombi porterà il racconto di ciò che stiamo facendo e continuerà a tessere, instancabile, la rete di contatti che ci sta portando a rendere il nostro progetto valido e espandibile in Italia e anche in Europa.

Vi invitiamo a dare un’occhiata ai link sopra indicati e naturalmente a partecipare alla festa di Garbagnate!

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Una marcia contro le mafie a Seregno

Il 23 maggio di 24 anni fa avveniva la strage di Capaci. Oggi dopo tanti anni la guerra contro le Mafie è necessaria più che mai. Diverse associazioni del territorio ce l’hanno ricordato organizzando la marcia di commemorazione a Seregno. Ecco la nostra cronaca.

Liberare Seregno dalle mafie. E’ all’insegna di questo impegno che Libera,  le ACLI, i sindacati e oltre quindici associazioni  hanno deciso di commemorare il 23 maggio a Seregno il 24° anniversario della strage di Capaci in cui furono assassinati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.  Nel comunicato le organizzazioni promotrici spiegano :”Abbiamo scelto Seregno perché da ormai un decennio in questa città si sono verificati  fatti riportati dalla stampa che ci preoccupano, e che prefigurano il significativo rischio di un vero e proprio saccheggio del territorio per mano mafiosa. Gli attentati degli anni 80, e più recentemente la faida della locale di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano, la comparsa ripetuta della città di Seregno negli atti dell’inchiesta “Infinito” del 2010 e dell’operazione “Ulisse” del 2012 dimostrano la persistente presenza mafiosa nel tempo, a cui vanno aggiunti i preoccupanti avvenimenti degli ultimi mesi”. Si fa riferimento alla chiusura di alcuni esercizi commerciali in città su ordine della Prefettura per pericolo di infiltrazione mafiosa, precisando che, in uno di questi locali “ hanno scelto di organizzare eventi nell’ambito della campagna elettorale l’ex sindaco in occasione delle elezioni europee del 2014, e l’attuale sindaco in occasione delle elezioni amministrative del 2015. Il giorno dopo la chiusura sulla saracinesca di uno dei locali è apparso un lenzuolo recante la scritta “Noi vi vogliamo bene”, episodio tipico dei contesti ad alta densità  mafiosa”. Nel comunicato si ricorda anche: ”lo sfogo dai toni minacciosi davanti alle telecamere, che ha fatto il giro del web, dell’ex sindaco contro la redazione di un giornale online che aveva spesso rilevato, chiedendone conto, dei rapporti tra membri dell’amministrazione comunale e persone coinvolte, a vario titolo, nelle inchieste legate alle infiltrazioni mafiose”.  La sera del 23 maggio, centinaia di persone hanno partecipato a una fiaccolata per le vie del centro città,  sfilando anche davanti agli esercizi oggetto dell’interdittiva antimafia. Al termine, al cinema Roma c’è stata la proiezione del film in prima visione “ERA D’ESTATE”, sull’esilio all’Asinara di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Contro le Mafie a Seregno 23 maggio 2016
Liberiamoci dalle Mafie: lo slogan della manifestazione a Seregno del 23 maggio 2016

A  partire dall’inchiesta “Infinito” , che ha rivelato l’inquietante livello di presenza e di radicamento delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio, le associazioni antimafia si stanno impegnando  affinché  fra i cittadini, le associazioni e le istituzioni cresca la consapevolezza. In un  convegno  tenutosi  ad aprile presso il comune di Desio sulle mafie e l’illegalità, con la presenza di magistrati, docenti universitari e studiosi quali Nando Dalla Chiesa,  è stata denunciata la troppa disattenzione che sul nostro territorio circonda il fenomeno.  Alcuni comuni istituiscono commissioni antimafia, che spesso si limitano a organizzare giornate di promozione della legalità a cui però non seguono azioni più incisive, mentre la tematica dovrebbe essere al centro  dell’azione  istituzionale. Gli operatori  economici , quando incontrano la mafia,  spesso sono  lasciati soli e non trovano ascolto da parte delle associazioni di categoria. La mafia – è stato sottolineato –  è attenta a insinuarsi nelle nostre disattenzioni, realizza i suoi affari quando ci interessiamo solo ai nostri, ha stabilito nel tempo relazioni con amministratori e figure istituzionali in un meccanismo di scambio reciproco, ha creato attività commerciali e si è appropriata delle nostre. Tutto questo avviene ed  è avvenuto nell’indifferenza generalizzata.  All’insegna del motto ”Rop del comun, rop de nisun..!”,  finchè va bene non ci si pensa, quando i servizi pubblici iniziano a essere carenti, il cittadino comincia a farsi qualche domanda. Da parte delle istituzioni è necessaria formazione, continuità e conoscenza del fenomeno – è stato ribadito-. Allo stesso  tempo  è necessario  però anche l’impegno dei cittadini, dare l’esempio in prima persona rifiutandosi di frequentare locali  “discussi” o sospetti .  Occorre anche prevenzione: in una scuola di Cesano Maderno i ragazzi hanno saputo riconoscere Totò Riina, mentre Giovanni Falcone non è stato riconosciuto.

D.T.

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I nostri ragazzi e il grave problema del gioco in età giovanile

Ho fatto in questi giorni una ricerca su quali fossero le indagini più attendibili e più aggiornate in campo nazionale e tra le tante ne ho trovata due secondo me molto significative sia per il numero di casi esaminati sia per la serietà degli enti che l’hanno eseguita.

Il IX Rapporto di  aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

In Italia L’11,5% degli adolescenti fra i 14 e i 17 anni dice di giocare regolarmente d’azzardo online. Il 13% spiega di scommettere in rete (le opzioni erano ovviamente molteplici e dunque le percentuali, evidentemente, si accavallano l’una all’altra) per il 77% sul calcio e per il 10,4% su altri sport.

azzardoIl 29% ha invece fatto il passo fuori di casa e punta nei centri scommesse luoghi in cui specie i 17-19enni entrano in contatto con un diverso paradigma del denaro e dei valori, legandosi a contesti poco raccomandabili.

Il report, che ci dà una fotografia preoccupante, disegna una generazione dell’eccesso. Fatta non solo di azzardo online e offline ma di alcol, fumo, troppa tv e disinibizione sui social network. Il 63,4% ha detto di aver consumato una sostanza fra tabacco, alcol e cannabis nei trenta giorni precedenti la rilevazione.

Difficile come il rapporto col denaro, anche quello con la propria sfera individuale e la sua proiezione verso un esterno ancora forse poco chiaro nelle sue potenziali conseguenze. Per il 60% il concetto di privacy online è infatti assai fumoso: sostiene infatti che condividere le proprie foto a sfondo sessuale sia una scelta individuale.

Ma affettività ed emozioni non si sa cosa siano e quando quegli scatti innescano magari fenomeni di cyberbullismo (secondo altre indagini il 10% dei presidi ha dovuto gestire situazioni simili, senza che – nel 25% dei casi – i genitori riuscissero a comprenderne la gravità) allora tutto cambia. Nonostante tutto, è il dato sul gioco d’azzardo online e nelle sale che colpisce di più. Difficile spiegarsi questa dipendenza da scommessa, certo alimentata e sostenuta dalle legislazioni criminali che consentono la proliferazione di esercizi commerciali dedicati che a loro volta distruggono il tessuto urbano, degli spot pubblicitari, delle sponsorizzazioni sportive, dei faccioni di campioni e vip assortiti.

Sono infatti ancora 420mila le macchinette che infestano oltre 83mila locali generalisti come bar, tabaccherie e di altro genere a cui si aggiungono 52mila vlt (Video Lottery) collocate nei famosi “minicasino”, per un bilancio dell’azzardo legale da 88,2 miliardi di euro (2015).. I numeri sarebbero moltissimi e assolutamente chiari. In questo caso raccontano banalmente che il gambling (giocare d’azzardo) esercita una pressione spaventosa sui più giovani che ne stanno pericolosamente introiettando pratiche e abitudini.

La ricerca di Nomisma

Nel secondo caso la ricerca è stata effettuata da Nomisma – in collaborazione con l’Università di Bologna (Dipartimenti di “Scienze Economiche”, “Sociologia e Diritto dell’Economia” e “Scienze Mediche e Chirurgiche”).

Si tratta di un’indagine che ha coinvolto un ampio campione di scuole secondarie di secondo grado italiane e ha visto la partecipazione di oltre 14.000 ragazzi dai 14 ai 19 anni.

I dati indicano che nel corso dell’ultimo anno scolastico il 54% dei giovani studenti italiani ha tentato la fortuna almeno una volta: si tratta di 1,3 milioni ragazzi; tra questi, il 74% dichiara di sostenere una spesa media settimanale per i giochi inferiore a 3 euro.

Numeri che sono un segno inequivocabile del fascino che il gioco, con le sue attrattive (sfida della sorte, aspetti ludici, speranza di un cambiamento di vita radicale), esercita sui ragazzi. Si prova il gioco d’azzardo innanzitutto per curiosità (il 30% indica tale fattore come motivazione principale che ha indotto a sperimentare per la prima volta il gioco d’azzardo), per caso (23%) o perché il gruppo di amici già giocava (14%).

Nella classifica dei giochi più popolari svettano il Gratta & Vinci (durante l’anno scolastico 2014/2015 lo ha sperimentato il 38% degli studenti 14-19 anni), le scommesse sportive in agenzia (25%) e i Giochi di abilità online (20%). Rispetto al 2008 (anno della precedente indagine Nomisma sul gioco d’azzardo tra i giovani), si riscontra una perdita di appeal dei giochi “tradizionali” (Superenalotto e Lotto), a favore dei giochi a tema sportivo e dei giochi online.

Il 10% degli studenti delle scuole secondarie superiori è frequent player, ha giocato, cioè, una volta a settimana o anche più spesso.

Qual è l’identikit del giovane giocatore d’azzardo?

La propensione al gioco non è uniforme e varia per tipologia di gioco, genere e contesto sociale e familiare degli studenti. Vi sono alcuni fattori che incidono sulla propensione al gioco d’azzardo: innanzitutto il genere. L’incidenza del gioco d’azzardo è sensibilmente maggiore tra i ragazzi (63% rispetto al 43% delle ragazze). Altri fattori incisivi sono: area geografica, età, tipo di scuola frequentata e background familiare. La propensione al gioco è maggiore nel Sud-Isole (64% dei giovani gioca vs il 43% al Nord), per i maggiorenni (61% contro il 51% dei minorenni), negli istituti tecnici e professionali (rispettivamente 60% e 59% vs 49% dei licei) e nelle famiglie in cui vi è un’abitudine al gioco (65% vs 10% in famiglie non giocatrici).

Un dato nuovo ed interessante:

Oltre alle motivazioni sociali, l’interesse per il gioco d’azzardo è legato all’incapacità di valutare la struttura probabilistica della possibile vincita. La propensione al gioco è infatti direttamente correlata al rendimento scolastico in matematica: la quota di giocatori raggiunge il 68% tra chi ha un rendimento insufficiente , mentre è pari al 50% tra chi ha votazione superiore a 8 decimi.

Come individuare il possibile gioco problematico tra gli adolescenti?

Young Millennials Monitor Nomisma in collaborazione con l’Università di Bologna propone inoltre uno strumento di screening internazionale (SOGS-RA) che indaga la presenza di eventuali sintomi capaci di rivelare gli effetti negativi derivanti dal gioco tanto sulla sfera psico-emotiva (ansia, agitazione, perdita del controllo), quanto su quella delle relazioni (familiari, amicali e scolastiche).
L’indicatore SOGSRA individua nel 6% DEGLI STUDENTI ITALIANI LA QUOTA DI RAGAZZI CON APPROCCIO PROBLEMATICO AL GIOCO che si manifesta attraverso disagi psico-emotivi o relazionali associati al gioco d’azzardo. Un ulteriore 10% degli studenti, inoltre, segnala i primi potenziali segnali di rischio di approccio problematico al gioco.

Una dimensione aggiuntiva, da non trascurare nella descrizione degli adolescenti giocatori, è la condizione di malessere, che può essere indagata con metodi diversi, sia diretti che indiretti.

Tra gli adolescenti, ad esempio, c’è un FORTE CONSUMO DI SUPERALCOLICI (LA METÀ NE FA USO E UN TERZO LI ASSUME ALMENO 1 VOLTA ALLA SETTIMANA) E DI ENERGY DRINKS. Il 13% usa stupefacenti (l’8% in maniera continuativa). Un quarto degli adolescenti utilizza farmaci almeno 1 volta alla settimana (l’uso aumenta con l’aumentare dell’età, è più frequente nel nord Italia e nei licei rispetto alle altre scuole superiori) e tra i principali motivi di uso continuativo di farmaci si trovano il mal di testa, sintomi influenzali e stanchezza, disturbi gastrointestinali, ragioni che non coincidono con malattie da trattare in maniera intensiva: questi comportamenti possono essere indice di uso inappropriato dal punto di vista clinico e di malessere dal punto di vista socio-sanitario.

Anna Martinetti

 

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Per la famiglia … insieme

Stiamo ormai giungendo al termine del progetto Famiglia Portavalori in Rete, edizione 2015-16. Grandi novità si preparano per la ripresa autunnale e il nuovo anno 2017. Non è ancora tempo di renderne conto e condividerle a mezzo stampa (online). L’editoriale di aprile lo dedichiamo a notare i fili che intrecciano la nostra azione associativa (AFI) con il recente documento del Papa “Amoris Laetitia”, Esortazione Post sinodale che raccoglie il pensiero del Papa a partire dal lavoro di ben due sinodi sulla Famiglia.

Non ci interessa fare un commento o una sintesi dell’intero documento. Ci interessa notare come il discorso del Papa tenga conto con attenzione della realtà concreta delle famiglie e delle particolarità che in ogni cultura si manifestano. Non presenta dunque una “dottrina” ma una sintesi di principi e analisi che offre allo sviluppo delle chiese locali e degli uomini di buona volontà.

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Mi ha colpito in particolare il seguente passo:

Le famiglie hanno, tra gli altri diritti, quello di « poter fare assegnamento su una adeguata politica familiare da parte delle pubbliche autorità nell’ambito giuridico, economico, sociale e fiscale. […] « Le coercizioni economiche escludono l’accesso delle famiglie all’educazione, alla vita culturale e alla vita sociale attiva. L’attuale sistema economico produce diverse forme di esclusione sociale. Le famiglie soffrono in modo particolare i problemi che riguardano il lavoro. Le possibilità per i giovani sono poche e l’offerta di lavoro è molto selettiva e precaria. (AL, nr 44.)

Politiche familiari per le famiglie.

In un mondo in cui prevalgono gli interessi delle grandi istituzioni e dei potenti sui poveri parliamo e lavoriamo perché le istituzioni promuovano autentiche politiche familiari. Tali misure economiche, giuridiche, organizzative devono favorire le famiglie nella loro costituzione e nel loro naturale sviluppo. L’impegno del nostro progetto che si è concretizzato nella costituzione della rete dei Comuni Amici della famiglia è proprio in questa direzione.

Casa e lavoro per ogni famiglia

Ogni famiglia per vivere ha diritto ad una casa e al lavoro che sostenta e rende dignitosa la vita dei suoi membri. Il nostro progetto si sta occupando di rilanciare la occupabilità dei lavoratori delle nostre famiglie associate che sono in difficoltà. Creare una rete di contatti, costruire con il passa parola occasioni e idee di creazione del lavoro: è un nostro obiettivo.

Già trovarsi, parlare, condividere la spesa e la solidarietà, favorisce il rinascere della speranza.

Insieme per le famiglie

Noi di AFI non ci stanchiamo di lavorare per la famiglie e per una economia più giusta e umana. Abbiamo sogni e ideali da impiegare come semi da coltivare con pazienza e meraviglia. I frutti, ne siamo certi, non tarderanno.

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La famiglia anima il mondo per un ecologia integrale

Il nostro Presidente Cesare Palombi fa il punto della situazione del progetto presentandolo entro il quadro di una ecologia integrale e annuncia i suoi prossimi passi. 

Verso una ecologia integrale

Che significa Per un “ecologia integrale”? significa che l’uomo diviene pienamente se stesso se vive bene in relazione con gli altri e con tutta la creazione. Con queste parole Papa Francesco ci apre alla speranza di un futuro migliore per le nostre famiglie e per i nostri figli. Egli ci invita a ricercare uno sviluppo sostenibile che cerchi di cambiare questa situazione di criticità e disagio planetario, che caratterizza la nostra epoca. L’ecologia integrale di cui ci parla si fonda su di un approccio sociale che richiama alla giustizia e alla salvaguardia del creato. Ci pone in ascolto del grido sia della terra, sia dei poveri. Quest’ultimi vittime e scarto di un economia che uccide! L’economista Stefano Zamagni scrive:

“La responsabilità è di quegli economisti che hanno sempre considerato le risorse naturali a disponibilità illimitata delle esigenze della produzione e dell’accumulazione di capitale. Ma anche di quegli ecologisti che hanno portato la concezione conservazionista agli eccessi, asserendo che la natura ha il primato sull’umano” (Avvenire 19/6/2015)

Con lungimiranza Papa Francesco in Laudato Si’ al n° 61 offre la via d’uscita:

“Esiste un grande deterioramento della nostra casa comune … c’è sempre una via d’uscita, possiamo sempre cambiare rotta”.

Ci propone un cambio di rotta che offre speranza, demitizza il mito ecologico e alla creazione riconosce il valore di dono divino per le future generazioni, un dono che dobbiamo preservare. Il paradigma che ci propone si fonda saldamente sul pilastro della Dottrina Sociale della Chiesa: la Destinazione Comune ed Universale dei Beni. Ci richiede di superare il primato tecnocratico, dominante sia in politica sia in economia. Non si tratta di sviluppare una critica moralista e sterile al progresso, bensì di allargare gli orizzonti ed aprirsi ad un ecologia integrale dove umano e creazione si rispettino concedendosi ad una sana e piacevole armonia. Al n° 139 di ‘Laudato Sì’ si afferma con chiarezza:

“Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”.

Viene proposto uno sguardo unitario che tenga assieme per una convivenza sociale, tutta improntata alla costruzione del bene comune, amore per il creato e la solidarietà e l’opzione preferenziale per i poveri. Queste due sono le coordinate per stabilire le priorità per un autentico e reale sviluppo umano. Serve ridefinire il concetto di progresso, trasformare politica ed economia affinché si abbandoni una concezione idolatrica e magica del mercato.

A conclusione della sua profetica enciclica Papa Francesco invita al cambiamento degli stili di vita e di questa economia che produce scarti umani: “Questa economia uccide!” (Papa Francesco EG n°53). Ce lo ricordano, e lo abbiamo ben presente, i volti delle oltre 14 famiglie che aiutiamo e cooperano, lavorando, con noi:

Il nostro percorso

Nel 2009, precisamente il 26 gennaio, in quel di Seveso iniziava il percorso di Carovana per la famiglia  verso delle politiche con le famiglie che generassero buone pratiche capaci di soddisfare efficacemente i sogni, bisogni e diritti di ciascuna famiglia e persona.

Era un entusiasta e velleitario tentativo di rispondere concretamente all’esortazione del card. Tettamanzi, allora arcivescovo della Diocesi Ambrosiana, che scriveva nella sua lettera pastorale del 31 maggio 2008: ‘Famiglia diventa anima del mondo’:

“Istituzioni sociali e famiglia invocano un reciproco riconoscimento e devono aprirsi a una intensa collaborazione, in attuazione del principio di sussidiarietà”.

A seguito di questa esperienza nasce il tentativo di alcune famiglie costituitesi in Afi Milano e Brianza di promuovere il progetto: La famiglia porta-Valori in rete e di seguito la rete dei Comuni amici della famiglia e soprattutto i nostri GAF

Le famiglie al lavoro a Meda
Uno scatto dal lavoro nel magazzino di Meda, dove le famiglie partecipanti al progetto preparano la merce ordinata dai GAF nelle singole borse di spesa

Il momento del lavoro è un appuntamento mattutino a cui ognuno si presenta col sorriso, anzi abbiamo dovuto insistere per evitare che gli adulti portassero tutta la famiglia, bimbi compresi. Quando accade che un impedimento non permetta la partecipazione di qualcuno c’è anche il rammarico di un’occasione persa! Un momento così sentito non poteva generare che altra solidarietà: una pausa a base di dolci e caffè offerta senza altro chiedere in cambio che un sorriso.

Sollecitati dal Papa: “No ad un economia dell’esclusione e dell’iniquità … Dobbiamo convincerci che la carità è il principio non solo delle piccole opere di carità nei rapporti amicali e familiari … ma anche … dei rapporti sociali ed economici…”

Attivando, speriamo, diverse alleanze (Spazio Famiglia, le ACLI e la Caritas Ambrosiana), intendiamo arrivare dal prossimo settembre a 16 GAF operativi e aiutare almeno 48 famiglie con figli e ‘over 35’ che vivono il dramma di aver perso il lavoro, oltre ad una decina di collaboratori sempre di questa categoria di disoccupati o sottoccupati, alcuni speriamo a tempo pieno.

Il sogno continua, grazie anche alla disponibilità della Scuola di Economia Civile  ad aiutarci di avviare un circuito, vero e proprio, di economia civile realizzando Sistema Family Pay.

Noi ci sentiamo interpellati, accettiamo volentieri la sfida, e ci mutuo auto aiutiamo, e tu?

“Nessuna strada ha mai condotto nessuna carovana fino a raggiungere il suo miraggio, ma solo i miraggi hanno messo in moto le carovane”  (H. Desroche)

Cesare Palombi

Presidente di Afi – famiglie milanesi e briantee

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PATRICIELLO, IL PRETE ANTICAMORRA, IN BRIANZA

Don Maurizio Patriciello, a Muggiò e a Seveso lo scorso 21 MARZO 2016, ha incontrato studenti,  autorità e noi del progetto Famiglia Portavalori in rete (promosso da AFI, Associazione delle Famiglie Italiane, Milano e Brianza). Parole, testimonianze e impegno condiviso per costruire una società più giusta e solidale. Nel diamo un resoconto.

Padre Patriciello in Brianza lo scorzo marzo 2016

Il 21 marzo di ogni anno, da 21 anni, promossa da Libera, si celebra in tutta Italia la giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di mafia. La scelta del giorno, all’inizio della primavera, indica esplicitamente la volontà di uscire dalla “lunga notte invernale” che vede a tutt’oggi le mafie tenere prigioniera una parte consistente dei territori e dell’economia del nostro paese. AFI, nell’ambito del programma di educazione alla legalità promosso dal comune di Muggiò, ha invitato un testimone d’eccezione sul fronte della lotta alla criminalità organizzata: padre Maurizio Patriciello, che in giornata è volato da Napoli a Milano per incontrare gli studenti dell’ITC Martin Luther King di Muggiò. Parroco di Caivano, un comune al confine tra le province di Napoli e Caserta, padre Maurizio è un personaggio noto da tempo alle cronache.

Patriciello a Seveso, Marzo 2016
Padre MAURIZIO PATRICIELLO mentre incontra i membri dei GAF a Seveso, lo scorso 21 marzo 2016.

Da anni Padre Patriciello denuncia l’abbandono da parte dello Stato del suo territorio, dove nel corso di decenni sono stati smaltiti in modo illegale rifiuti tossici di ogni genere. Davanti agli studenti, don Maurizio ha ripercorso la vicenda della terra dove vive, della “Terra dei fuochi”: dalla creazione della prima discarica (legale)  nella quale venivano portate le immondizie domestiche – un’attività remunerativa ma solo fino a un certo punto –  fino all’”abbraccio mortale” con industriali del nord i quali, per evitare di pagare i costi previsti per il trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi, hanno scelto di farli  scomparire nelle discariche abusive controllate dalla camorra. Il tutto per anni e anni, senza alcun controllo da parte di nessuno. Nell’area interessata dal fenomeno, che comprende 55 comuni, si stima che fra il 2000 e il 2009 siano stati smaltiti sei milioni di tonnellate di rifiuti contenenti ogni genere di inquinanti, dal piombo all’amianto, seppellendoli e avvelenando i terreni, anche quelli fertili, oppure bruciandoli nei roghi che producono diossina.  In questa zona l’incidenza di vari tipi di tumore risulta essere molto più alta che nel resto d’Italia.  I più colpiti sono i più piccoli: infatti si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tipi di tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni. Un recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità ha messo nero su bianco il rapporto tra inquinamento ambientale e insorgenza di tumori infantili. Nell’area vi sono moltissime aziende che producono “in nero” scarpe e borse che vengono anche esportate, mentre gli scarti di lavorazione (mezzo chilo per ogni chilo di prodotto) rimangono sul posto e sono poi smaltiti abusivamente. Dopo avere ricordato l’enciclica di papa Francesco dedicata all’ambiente, padre Maurizio ha rivolto ai ragazzi parole esplicite: “viviamo in un ambiente malato, l’uomo è ciò che mangia, se inquiniamo acqua, aria e suolo, o se ci facciamo del male da soli ad esempio col fumo, tutto ciò ci si ritorcerà contro. Dobbiamo fare pace con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente!”. Accanto all’impegno personale – aggiunge – perché l’ambiente sia tutelato occorrono anche leggi adeguate. Una grossa occasione si è persa con la legge sui reati ambientali approvata lo scorso anno: all’ultimo momento qualcuno in parlamento ha modificato il testo di legge prevedendo che si possa essere perseguiti solo se il disastro ambientale è stato causato “abusivamente”: in questo modo sarà facile per chi ha inquinato ma è in possesso dei permessi necessari evitare la condanna (vedi dal minuto 41,30 al 43,43 fino al minuto 45,06).

A domanda, padre Maurizio ci informa che il governo continua a non dare risposte alle richieste di intervento che da tempo gli vengono sollecitate: lo stanziamento di 450 milioni ricevuto dalla regione Campania sarà a malapena sufficiente per la bonifica di uno solo dei tanti siti inquinati. Lo stesso nesso tra malattie tumorali e inquinamento viene ammesso solo a denti stretti. Gli chiediamo anche se gli capita spesso di fare interventi nelle scuole del nord. “Sì, vado spesso nelle scuole e nelle parrocchie, al sud come al nord. Non intendo certo mettere in contrapposizione le due parti del paese, il mio scopo è solo quello di far sì che gli onesti siano uniti contro i disonesti”.

L’intervento di Cesare Palombi

Nel suo intervento, il presidente di AFI Cesare Palombi ha parlato agli studenti dei GAF come di uno strumento che, senza bisogno di eroismi ma semplicemente orientandosi verso una spesa più accorta e rispettosa dell’ambiente, è di contrasto all’economia mafiosa, e ha annunciato l’avvio di un gemellaggio con la Nuova Cucina Organizzata  a sostegno delle realtà economiche sane di quei territori.

Nuova Cucina Organizzata”, si configura come una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata, nonché di servizio di pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nel nome è contenuta una provocazione e una sfida: negli anni ’80 in Campania l’acronimo “Nuova Camorra Organizzata” è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per struggere e impoverire i territori, oggi l’acronimo “NCO – Nuova Cucina Organizzata” è sinonimo di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi.

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Padre Patriciello con il nostro Presidente Cesare Palombi e le autorità dei comuni da lui vistati lo scorso Marzo 2016

I campi estivi di Libera e altre cose da fare

I ragazzi sono stati invitati a partecipare ai campi estivi di Libera, dove potranno fare un’esperienza di impegno, conoscere e contribuire a migliorare la realtà di quella parte del nostro paese. La dirigente scolastica e il Sindaco Maria Fiorito hanno lanciato un ammonimento: al cittadino comune può capitare nella vita di imbattersi in situazioni in cui si è chiamati a decidere da che parte stare, al li là del proprio utile immediato. Se si vuole un mondo diverso occorre avere il coraggio di fare scelte controcorrente. Un video  ha raccontato la figura esemplare di Roberto Mancini,  un ispettore di polizia che ha condotto le sue indagini nelle terre avvelenate senza mai risparmiarsi, fino ad ammalarsi di tumore e alla sua morte, avvenuta nel 2014. Stare dalla parte delle legalità significa evitare di far finta che non accada nulla, o di pensare che certi fatti accadono lontano da noi. A Desio è stato grazie alle segnalazioni di cittadini attenti che è stata scoperta una cava della ‘ndrangheta. Pure in assenza di domande da parte degli studenti a padre Maurizio Patriciello, la preside prof. Angela De Sario ha espresso la sua convinzione che i ragazzi non scorderanno la lezione ricevuta.

D.T.

 

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LA CONFERENZA DI REGIONE LOMBARDIA CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

La nostra collaboratrice Anna Martinetti ci informa su importanti sviluppi delle politiche regionali circa il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Un fronte da presidiare per noi di Famiglia Portavalori in Rete.

Nella legge di stabilità 2016, legge 28 dicembre 2015, n. 208 pubblicata in GU il 30/12/2015, al comma 936 dell’articolo l, il Governo si è assunto un preciso impegno:

Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata (…) sono definite le caratteristiche dei punti di vendita dove si raccoglie gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti.

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Questo passo  del Governo ha convinto , se ce ne fosse stato bisogno, la Regione Lombardia a convocare la prima Conferenza delle Regioni e degli Enti Locali contro il gioco d’azzardo patologico ( GAP)

Un evento molto importante finalizzato a costruire dialogo e posizioni comuni fra regioni e città nella prospettiva di portare alla  Conferenza Unificata un documento che raccolga sia i risultati raggiunti sia nuove richieste.

Gli interventi che si sono susseguiti durante la Conferenza svoltasi a Palazzo Lombardia il 9 marzo scorso sono stati molto variegati e rappresentativi delle diverse realtà locali : dal quasi proibizionismo di chi vorrebbe la totale eliminazione dei punti-gioco nelle proprie città a chi invece in  difesa della libera impresa teme il riproporsi o meglio l’aumentare  delle infiltrazioni della malavita organizzata  nell’impresa gioco.

Tutti si sono però dimostrati molto preoccupati per le gravissime conseguenze sociali e sanitarie che  questo fenomeno sta provocando nella società portando esperienze e provvedimenti molto interessanti deliberati dalle singole Giunte comunali e regionali

Al termine  di tutti gli interventi che si sono susseguiti è venuto naturale condividere la necessità di un documento comune che da un lato rafforzi le possibilità di intervento delle amministrazioni e dall’altro tuteli anche i lavoratori  in parte incolpevoli dei problemi che l’industria del gioco d’azzardo ha creato senza retrocedere dai terreni conquistati  garantendo con l’introduzione nella futura cornice normativa di livello statale, la salvaguardia della normativa regionale preesistente.

Il risultato della Conferenza è stato un Manifesto delle Regioni per la lotta contro la Ludopatia che verrà presentato in sede di Conferenza Stato regioni e di cui riporto di seguito i punti principali

  • Introduzione di efficaci limitazioni alla installazione e diffusione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo lecito che contemplino distanze minime da luoghi sensibili, quali istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, luoghi di aggregazione giovanile, luoghi di cura;
  • Limitazioni alla pubblicizzazione, in qualsiasi forma, del gioco d’azzardo lecito;
  • Previsione di un’autorizzazione comunale per l’esercizio del gioco pubblico;
  • Possibilità, per i Comuni, di introdurre limitazioni di orario dell’offerta di giochi con vincite in denaro;
  • Elaborazione di criteri per i punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico tali da ridurre il rischio di estraniamento del giocatore;
  • Costruzione di un sistema sanzionatorio efficace;
  • Previsione di forme incentivanti, anche fiscali, a sostegno di iniziative istituzionali e associative, ivi incluse forme di sostegno agli esercizi pubblici che rinuncino o non installino offerte di gioco;
  • Educazione e formazione dei cittadini e degli attori del mondo del gioco, con particolare attenzione al mondo giovanile;
  •  Istituzione di organi regionali per il monitoraggio dell’andamento delle buone azioni regionali e territoriali adottate contro la ludopatia;
  • Coinvolgimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la condivisione dei dati occorrenti all’attività istituzionale delle Regioni e degli Enti Locali in materia;
  • Obbligo di utilizzo da parte dei giocatori della Carta Nazionale dei Servizi per l’accesso ai sistemi di gioco on line.

Ultimo ma non per importanza

FARE RETE CONTRO L’AZZARDO PATOLOGICO

attraverso la creazione di una piattaforma informatica che connetta tutte le iniziative adottate dalle Regioni e dagli Enti locali in tema di prevenzione e contrasto alla ludopatia, per condividere i rispettivi apparati normativi e le azioni sociali. La Piattaforma diventa il crocevia di scambio di idee, proposte e iniziative attraverso il continuo aggiornamento che ciascuna Regione si impegna a effettuare direttamente.

TUTTO QUESTO NELLA SPERANZA CHE IL 30 APRILE LA CONFERENZA STATO REGIONI SIA CONVOCATA E IL GOVERNO SI SIEDA FINALMENTE CON SINCERE INTENZIONI A QUESTO TAVOLO

Anna Martinetti

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Conferenza stampa – Seveso 12 novembre 2015 Tavolo Intercomunale Rete Comuni Amici della famiglia”

I Comuni di Seveso, Besana in Brianza, Brugherio, Carate Brianza, Giussano, Limbiate e Muggiò concordano sull’utilità di una programmazione coordinata e condivisa delle politiche familiari e si impegnano a realizzare un programma condiviso di attività di promozione della famiglia. A tal fine, hanno costituito il Tavolo Intercomunale “Rete Comuni Amici della famiglia”, che vede il coinvolgimento di Sindaci, Assessori e/o i Consiglieri delegati e i Responsabili degli Uffici preposti, al fine di declinare le attività che potranno essere inserite nel programma, oltre a condividere progettualità innovative progettate assieme all’associazionismo familiare. In particolare, la Rete Comuni Amici della Famiglia, diventa luogo di incontro e confronto tra Comuni e con l’associazionismo familiare per promuovere e diffondere buone pratiche, stimolando percorsi di collaborazione progettuale e operativa che valorizzano il ruolo della famiglia quale risorsa e soggetto sociale propositivo nelle comunità locali. La Rete Comuni Amici della Famiglia realizzerà buone pratiche per lo sviluppo e la qualificazione di politiche con le famiglie che valorizzano e potenziano le capacità, le idee, le esperienze concrete promosse dalle famiglie e stimola la partecipazione attiva e concreta delle famiglie stesse. La Rete attiverà strumenti condivisi per il sostentamento del reddito delle famiglie prendendo in considerazione l’esperienza positiva del Comune di Castelnuovo del Garda di applicazione del Fattore Famiglia Comunale (allegato 1). S’impegna in collaborazione con Afi (allegato 2) alla diffusione del progetto, già in atto a Limbiate e a Seveso, www.famigliaportavalori.it e delle diverse buone pratiche da questa iniziative sostenute, tra le quali in primis il tentativo di sviluppo di un circuito di economia civile e di vicinato come i Gruppi di Acquisto Familiari (allegato 3), una buona pratica di buon vicinato e prossimità a diverse famiglie con figli che vivono una situazione di disagio per la perdita del lavoro. Ne stiamo sostenendo ben 18 nei Comuni in cui i GAF sono attivi: Limbiate, Seveso e Lissone. Inoltre s’intende attivare nuove forme di autofinanziamento di welfare generativo e partecipato tramite questa Alleanza tra Comuni, famiglie e realtà economiche.

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Dal Mare alla Solidarietà: “Fuocammare” di F. Rosi

Il dramma dei profughi è al centro dell’attenzione del film documentario Fuocammare che ha vinto un prestigioso premio cinematografico a Berlino. Dalla crisi economica, politica e militare se ne esce solo con cuori e menti solidali e quindi giusti. Noi di Famiglia Portavalori in Rete ne siamo convinti.

Un film che muove il cuore e la mente e… speriamo la politica

Un altro colpo centrato della nostra produzione culturale: è il film documentario Fuocoammare di F. Rosi (2016). Premiato al festival di Berlino ci mette sotto gli occhi il dramma della più grande crisi umanitaria in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

locandina
La locandina del nostro film italiano vincitore al festival di Berlino 2016

Questo mentre in Europa si alzano nuovi muri, gli inglesi organizzano un referendum per andarsene dalla comunità, e in Italia alcuni sono tentati di omologarsi a questo pensiero politico che, come un torrente carsico, rischia di diffondersi tra il nostro popolo di ex migranti.

Scrive G. Zappoli sul sito specializzato www.mymovies.it :

Samuele è un ragazzino con l’apparente sicurezza e con le paure e il bisogno di capire e conoscere tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità delle vite di chi abita un luogo che è, per comoda definizione, costantemente in emergenza. Grazie a lui e al suo ‘occhio pigro’, che ha bisogno di rieducazione per prendere a vedere sfruttando tutte le sue potenzialità, ci viene ricordato di quante poche diottrie sia dotato lo sguardo di un’Europa incapace di rivolgersi al fenomeno della migrazione se non con l’ottica di un Fagin dickensiano che apre o chiude le frontiere secondo il proprio tornaconto. Samuele non incontra mai i migranti. A farlo è invece il dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa costretto dalla propria professione a constatare i decessi ma capace di non trasformare tutto ciò, da decine d’anni, in una macabra routine, conservando intatto il senso di un’incancellabile partecipazione.

Le dimensioni del fenomeno profughi

Ce l’ha ricordato il giornalista Franco di Mare nel suo video editoriale del 23 febbraio 2016 (Rai Uno, Unomattina): 450.000 migranti giunti in  Italia negli ultimi 5 anni, buona parti transitati verso altri paesi europei. 13 milioni di italiani sono emigrati all’estero, soprattutto nelle Americhe, tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900. Che memoria corta abbiamo! Con le dovute cautele e regole potremmo accogliere e integrare certamente questi profughi di guerra o economici che siano. Profughi prodotti dalle differenze inique di una economia che rende i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi ed egoisti.

Andiamo al cinema dunque, una volta tanto usciamo dalle nostre case e troviamoci insieme a vedere un film che tocca il cuore e la mente e ci prepara ad agire.

Solidarietà e  muto aiuto nel Progetto Famiglia Portavalori in Rete

Noi di Famiglia Portavalori in Rete, crediamo alla accoglienza e alla mutua solidarietà. Il nostro progetto che portiamo avanti come navigando in mari a volte sereni e a volte tempestosi, procede. E la paga più bella è vedere un sorriso nei volti di chi si coinvolge e trova un aiuto e un sostegno che lo rialzano e gli ridanno dignità. Sperimentiamo la condivisione del problema del lavoro e il prepararsi alla sua ricerca mirata, il collaborare insieme allo sbancalamento delle merci acquistate dai nostri Gruppi di Acquisti Familiare, il sostenerci con piccoli doni, scambi o semplicemente con l’ascolto. E’ la direzione giusta, lo crediamo e ne siamo certi. Per questo continuiamo a navigare remando contro le normali difficoltà che si incontrano quando si propone qualcosa di innovativo e resistendo ai profeti di sventura che fanno sentire la loro penosa cantilena: non ce la farete, è impossibile, non troverete risorse… bla bla bla.

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Paure da licenziamento: Crisi economica e relazioni familiari

La perdita del lavoro è uno dei modi in cui la crisi economica attuale incide sulla vita delle nostre famiglie. Questa esperienza coinvolge oltre agli aspetti economici anche quelli affettivi e relazionali. Cosa accade in famiglia quando il marito o la moglie o entrambi diminuiscono o perdono il lavoro? Come far fronte a questa situazione nel migliore dei modi?

Il licenziamento reale o temuto

LIcenziamentoDiego è un giovane uomo di 35 anni che sta rischiando di perdere il lavoro. Non l’ha ancora perso e non sappiamo se davvero lo perderà. Ha ricevuto alcuni segnali che il suo posto è a rischio:  l’hanno trasferito ad un reparto di minor prestigio in azienda, gli hanno diminuito la paga, corrono voci di imminenti licenziamenti, il suo capo e alcune colleghe da un po’ di tempo lo prendono di mira e ad ogni sbaglio lo rimproverano come se lo sbagliato non fosse una azione ma lui stesso, come persona. Si sente a disagio e ha cominciato a soffrire di insonnia, ansia ed esplosioni di rabbia.

Diego è sposato da poco e la moglie non lavora ancora dopo aver terminato gli studi. SI sono sposati con la promessa che si sarebbero aiutati e il suo lavoro “sicuro” avrebbe sostenuto entrambi fino al momento dell’inserimento lavorativo della donna.

Cosa succede nella testa di Diego? Sono nate delle paure. Quando gli chiedo quali siano le sa elencare bene:

  1. Paura di perdere il posto di lavoro.
  2. Paura di non poter pagare il mutuo della casa.
  3. Paura di perdere la relazione con la moglie e che lei lo lasci dopo il licenziamento temuto.

Ecco le paure che agitano i suoi sonni, che gli montano la rabbia contro un trattamento che ritiene ingiusto dopo anni di lavoro leale in azienda, che lo mettono in condizione di agire guidato dagli impulsi e non dalla riflessione pacata.

Molte persone oggi si trovano in condizioni simili e questo può portare veleno nelle relazioni familiari: l’ansia di Diego porterà la moglie a spaventarsi a sua volta e a cominciare a diffidare di lui oppure a stringersi in un abbraccio solidale e confortante? L’ira di Diego  e i suoi comportamenti fuori le righe in azienda porteranno i suoi colleghi e capi a bollarlo come tipo strano e scomodo? Sarà quindi uno di quelli che viene messo in prima posizione alla lista dei licenziabili oppure innescherà un processo virtuoso di segnalazione del disagio che attraverso una buona gestione dell’Ufficio del personale e del Servizio di Medicina del Lavoro saprà accoglierlo e sostenerlo nel disagio?

Come andrà a finire?

jobs-act-love-actNon possiamo sapere come la storia proseguirà ma certamente le due strade intraviste portano ad esiti completamente diversi. La rovina personale che si materializza nella perdita del lavoro, della relazione coniugale e nel fallimento delle speranze future, che lo costringerà a tornare dagli anziani genitori o a rifugiarsi nell’alcol o nella malattia mentale. La accettazione della dura realtà e lo stringersi di relazioni solidali, nella coppia, con gli amici, nella comunità sociale e religiosa, in azienda. Tali relazioni fondate sul rispetto, sull’ascolto, sulla condivisione della sofferenza generano soluzioni creative per affrontare le ragioni della crisi e prevenire i suoi esiti nefasti.

E’ il processo virtuoso che vogliamo innescare con il Progetto Famiglia Portavalori in Rete, e con le sue buone pratiche (Gruppi di acquisto familiari).

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