I NEET tra società e famiglia: cosa fa AFI per loro.

Parliamo dei NEET, giovani che non lavorano e non studiano, e di come nel progetto Famiglia Portavalori in rete, proviamo ad aiutare loro e gli adulti senza lavoro a ritrovare speranza e costruire un concreto progetto di inserimento lavorativo. 

Chi sono i NEET?

NEETSono 2.333.000 tra i 15 e i 29 anni (fonte ISTAT), stanno sdraiati sul divano di casa a rimpinzarsi di TV e video giochi, gironzolano tra i bar e le cattive compagnie, stanno chiuse in casa e aiutano, ma solo un po’, la mamma. Di chi stiamo parlando? Dei NEET, la sigla con cui dal 1999 sono stati chiamati nel Regno Unito i giovani che non vanno a scuola e non cercano lavoro, né sono impegnati in tirocini e stage formativi. Perché NEET? Dall’inglese Not in Education, in Employment or Training. Cioè non impegnati in percorsi di istruzione, di impiego lavorativo o tirocini.

Perché non fanno nulla di ciò che dovrebbero in questa fase della loro vita?

Possiamo ipotizzare diverse letture che ovviamente non si escludono a vicenda e che possono solo orientare a capire il fenomeno in generale, ma non farci comprendere i casi specifici.

NEET
Spesso i giovani NEET passano lunghi periodi in casa appartati con computer e videogiochi

La lettura moralista

Il primo tipo di lettura, molto emotiva superficiale e pragmatica, è di tipo moralista. “Lazzaroni, incapaci, mantenuti! Sono gente dalla schiena dritta che non vuole sporcarsi le maniche col lavoro”. Eh già nella nostra Brianza si è sempre trovato lavoro, per chi lo voleva, fino a qualche decennio fa. Bastava bussare alle tante botteghe degli artigiani diffuse nei nostri paesi e un posto da apprendista, se ti impegnavi, non mancava a nessuno. Ma oggi, che le botteghe artigiane sono quasi estinte? Rimane la scuola. Vedere adolescenti fino ai 18 anni impantanati in questa condizione non può essere spiegato solo dalla loro mancanza di voglia di fare che potrebbe portarli verso la scuola per incrementare la propria istruzione che può aiutarli ad entrare, in seguito, nel mondo del lavoro.  Questa lettura, moralista e giudicante, non basta.

La lettura socio-economica

La seconda lettura è quella sociale ed economica. “Non è colpa loro, è responsabilità della società che non offre loro percorsi attuabili di lavoro e istruzione. E’ colpa della scuola che non li ha interessati ed espulsi. E’ colpa della crisi economica che dal 2008 ha stravolto abitudini e opportunità delle famiglie e del territorio”. Ma anche qui una lettura puramente socio-economica non dà ragione del fatto che giovani, per anni, rimangano inattivi. Inoltre non da spunti di azione, anzi paralizza nell’impotenza.

La lettura psicosociale

Ecco allora una terza lettura: quella psico-sociale. Cosa spinge dei giovani a rinunciare alla carriera scolastica e a non intraprendere la ricerca di una posizione lavorativa? Qui le ipotesi si possono moltiplicare. Spesso le famiglie in cui questi giovani vivono sono quelle del disagio sociale: povertà economica, culturale, conflitti tra coniugi e separazioni, abitazioni scadenti e inadeguate. E’ questo il brodo di coltura in cui i delinquenti adescano giovani truppe per i loro loschi traffici. A volte questi giovani sono arrabbiati, con i loro genitori e familiari anzitutto ma anche  con la società, che gli propone ideali altissimi di successo e benessere a cui loro non hanno accesso. Altri hanno semplicemente perso la speranza perché dopo un fallimento scolastico sono venute le porte chiuse in faccia nella ricerca del lavoro e ora, dopo qualche tempo, non  se la sentono più di bussare a nessuna porta.

Che fare di fronte a questo inquietante fenomeno che tocca anche le nostre famiglie?

Bilancio di Competenze
Il Bilancio di Competenze è un percorso che favorisce la crescita personale e professionale

Che cosa facciamo? Il nuovo percorso di Bilancio delle Competenze

Noi del progetto Famiglia Portavalori in Rete, diamo una risposta concreta a questa situazione offrendo una rete di relazioni che tolga le famiglie dall’isolamento. Condividiamo il lavoro del progetto (nel magazzino dei GAF), qualche riunione per ritirare le spesa (ordinata coi GAF), e dei momenti di condivisione e gioia (arriva Natale e nei nostri GAF ci si ritrova anche per fare festa con semplicità). Ma questo non basta, per rispondere al fenomeno dei NEET e più in generale degli adulti che hanno perso il lavoro, è partita una nuova iniziativa: IL PERCORSO DI ORIENTAMENTO AL LAVORO E BILANCIO DI COMPETENZE.

Di cosa si tratta? E’ un percorso, nel quale abbiamo selezionato uno o due membri di ciascuna famiglia inserita nel progetto, in cui le persone sono aiutate a riprendere speranza e costruire insieme un progetto di ricerca del lavoro, facendo il punto sulle proprie reali capacità e accendendo i propri desideri ed interessi. Siamo convinti che sotto la fatica e la tristezza esistano in ciascuno ricchezze di umanità, che possono essere risvegliate e messe in relazione con altri, per contribuire a trovare soluzioni al tema del lavoro.

Nel corso del suo svolgimento daremo altre informazioni sull’andamento del percorso e sui suoi risultati. Chi volesse saperne di più mi scriva, contatti le Tutor, o si faccia avanti se ha un aiuto o del lavoro da offrire per i nostri associati.

Fonti di riferimento e approfondimento:

https://it.wikipedia.org/wiki/NEET

http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=39

http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_NEET#

Paolo Ciotti

Caporedattore. Psicologo clinico, delle organizzazioni e della religione. Laureato in Scienze della Educazione e Teologia.

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