Ora chiediamo PIU’ FAMIGLIA

Dopo l’approvazione della Cirinnà (unioni civili) infuriano polemiche.

La realtà è che questo compromesso lascia molti scontenti in entrambi gli schieramenti. La questione è tutt’altro che risolta ed è innanzitutto culturale e sociale prima che politica. Ognuno valuterà in coscienza e col proprio intelletto il da farsi.

Personalmente provo a condividere alcune riflessioni sulla Famiglia in vista delle elezioni amministrative 2016:

Chi sostiene la famiglia sovrastata da carichi sociali a volte improbi che nessuno sembra considerare e sostenere?
Non si è arrivati a questo dal nulla, il percorso è stato lungo e tortuoso, credo sia utile non arrotolarsi su questo ultimo confuso passaggio legislativo. Serve una poderosa operazione culturale, ci vuole più famiglia! alcune sere fa ero all’incontro dei 7 candidati a Sindaco della mia città, Limbiate, e ho raccolto firme bipartisan sui Manifesti per le Amministrative a Milano e Rho, oltre che a Limbiate. Tutti e 7 i candidati a Sindaco di Limbiate, hanno dichiarato tra i loro tre valori più importanti, al primo posto la famiglia, poi il lavoro, e al terzo posto altri valori diversi.

Questo dimostra quanto diciamo da anni: la politica familiare non è di destra o sinistra, è semplicemente un atto di amore verso chi ci ha generato. La famiglia è il nucleo fondante la società. Anche i non etero sessuali nascono da una famiglia, sono anch’essi persone, quindi gli vanno riconosciuti i propri diritti, ma il card. Carlo Maria Martini ha insegnato:

“La proliferazione dei modelli familiari e, segnatamente, la diffusione delle unioni di fatto e anche delle unioni tra persone dello stesso sesso sono il prodotto di un più generale processo di privatizzazione e di secolarizzazione della cultura, del costume e delle forme della convivenza. Esse interpellano il legislatore, diviso tra l’esigenza di fare i conti con l’evoluzione e la diffusione di nuovi costumi familiari e quella di un ancoraggio etico-sociale. Il primo e più fondamentale riferimento, per l’ordinamento italiano, e dunque per le pubbliche autorità, è rappresentato, come si diceva, dalla Costituzione e, segnatamente, dai suoi art. 29, 30 e 31. “La famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”, così si legge all’art. 29. Merita notare che si deve a Togliatti la locuzione “società naturale”. Ma furono poi Moro e Mortati a esplicitarne il senso.  La famiglia è la prima e più originaria “formazione sociale” quella – come recita l’art.2 – nella quale si sviluppa e si perfeziona la persona umana. Questo suo carattere originario, precedente allo Stato, prescrive ad esso una “zona di rispetto”, lo impegna ad “inchinarsi” alla sua autonomia. Se ne ricava altresì il cosiddetto favor familiae. Lo conferma la giurisprudenza costituzionale. In una recente sentenza, la Corte registra “la trasformazione della coscienza e dei costumi sociali, cui la giurisprudenza di questa Corte non è indifferente” e accenna alla convivenza di fatto “quale rapporto tra uomo e donna ormai entrato nell’uso e comunemente accettato, accanto a quello fondato sul vincolo coniugale”. Ciò tuttavia “non autorizza la perdita dei contorni caratteristici delle due figure”, considerato che “la Costituzione stessa ha dato alle due situazioni una valutazione differenziatrice”, che esclude “affermazioni omologanti”. Una differenza che la Corte esplicita così: “il maggior spazio da riconoscersi, nella convivenza, alla soggettività individuale dei conviventi e viceversa dia, nel rapporto di coniugio, maggior rilievo alle esigenze obiettive della famiglia come tale, cioè come stabile istituzione sovraindividuale”. Si può considerare cioè l’eventuale rilevanza giuridica di altre forme di convivenza, ma esse non possono pretendere l’equiparazione, quanto a status, alla famiglia”
(LA SFIDA dei MODELLI di CONVIVENZA – dal discorso per la vigilia di s. Ambrogio 2000)

Pertanto ora crediamo sia opportuno concentrare le energie migliori del paese sulla famiglia, portandoci agli standard europei. Chi genera figli non va penalizzato. Serve ricostruire un clima positivo e di fiducia verso la procreazione. Investiamo sulla famiglia e sul futuro. Dobbiamo uscire dall’inverno demografico se vogliamo evitare il perdurare di una crisi che, prima che economica e sociale, è anche antropologica e culturale.

Cesare Palombi
Afi – Associazione famiglie milanesi e briantee

 

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