Dal Mare alla Solidarietà: “Fuocammare” di F. Rosi

Il dramma dei profughi è al centro dell’attenzione del film documentario Fuocammare che ha vinto un prestigioso premio cinematografico a Berlino. Dalla crisi economica, politica e militare se ne esce solo con cuori e menti solidali e quindi giusti. Noi di Famiglia Portavalori in Rete ne siamo convinti.

Un film che muove il cuore e la mente e… speriamo la politica

Un altro colpo centrato della nostra produzione culturale: è il film documentario Fuocoammare di F. Rosi (2016). Premiato al festival di Berlino ci mette sotto gli occhi il dramma della più grande crisi umanitaria in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

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La locandina del nostro film italiano vincitore al festival di Berlino 2016

Questo mentre in Europa si alzano nuovi muri, gli inglesi organizzano un referendum per andarsene dalla comunità, e in Italia alcuni sono tentati di omologarsi a questo pensiero politico che, come un torrente carsico, rischia di diffondersi tra il nostro popolo di ex migranti.

Scrive G. Zappoli sul sito specializzato www.mymovies.it :

Samuele è un ragazzino con l’apparente sicurezza e con le paure e il bisogno di capire e conoscere tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità delle vite di chi abita un luogo che è, per comoda definizione, costantemente in emergenza. Grazie a lui e al suo ‘occhio pigro’, che ha bisogno di rieducazione per prendere a vedere sfruttando tutte le sue potenzialità, ci viene ricordato di quante poche diottrie sia dotato lo sguardo di un’Europa incapace di rivolgersi al fenomeno della migrazione se non con l’ottica di un Fagin dickensiano che apre o chiude le frontiere secondo il proprio tornaconto. Samuele non incontra mai i migranti. A farlo è invece il dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa costretto dalla propria professione a constatare i decessi ma capace di non trasformare tutto ciò, da decine d’anni, in una macabra routine, conservando intatto il senso di un’incancellabile partecipazione.

Le dimensioni del fenomeno profughi

Ce l’ha ricordato il giornalista Franco di Mare nel suo video editoriale del 23 febbraio 2016 (Rai Uno, Unomattina): 450.000 migranti giunti in  Italia negli ultimi 5 anni, buona parti transitati verso altri paesi europei. 13 milioni di italiani sono emigrati all’estero, soprattutto nelle Americhe, tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900. Che memoria corta abbiamo! Con le dovute cautele e regole potremmo accogliere e integrare certamente questi profughi di guerra o economici che siano. Profughi prodotti dalle differenze inique di una economia che rende i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi ed egoisti.

Andiamo al cinema dunque, una volta tanto usciamo dalle nostre case e troviamoci insieme a vedere un film che tocca il cuore e la mente e ci prepara ad agire.

Solidarietà e  muto aiuto nel Progetto Famiglia Portavalori in Rete

Noi di Famiglia Portavalori in Rete, crediamo alla accoglienza e alla mutua solidarietà. Il nostro progetto che portiamo avanti come navigando in mari a volte sereni e a volte tempestosi, procede. E la paga più bella è vedere un sorriso nei volti di chi si coinvolge e trova un aiuto e un sostegno che lo rialzano e gli ridanno dignità. Sperimentiamo la condivisione del problema del lavoro e il prepararsi alla sua ricerca mirata, il collaborare insieme allo sbancalamento delle merci acquistate dai nostri Gruppi di Acquisti Familiare, il sostenerci con piccoli doni, scambi o semplicemente con l’ascolto. E’ la direzione giusta, lo crediamo e ne siamo certi. Per questo continuiamo a navigare remando contro le normali difficoltà che si incontrano quando si propone qualcosa di innovativo e resistendo ai profeti di sventura che fanno sentire la loro penosa cantilena: non ce la farete, è impossibile, non troverete risorse… bla bla bla.

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Paure da licenziamento: Crisi economica e relazioni familiari

La perdita del lavoro è uno dei modi in cui la crisi economica attuale incide sulla vita delle nostre famiglie. Questa esperienza coinvolge oltre agli aspetti economici anche quelli affettivi e relazionali. Cosa accade in famiglia quando il marito o la moglie o entrambi diminuiscono o perdono il lavoro? Come far fronte a questa situazione nel migliore dei modi?

Il licenziamento reale o temuto

LIcenziamentoDiego è un giovane uomo di 35 anni che sta rischiando di perdere il lavoro. Non l’ha ancora perso e non sappiamo se davvero lo perderà. Ha ricevuto alcuni segnali che il suo posto è a rischio:  l’hanno trasferito ad un reparto di minor prestigio in azienda, gli hanno diminuito la paga, corrono voci di imminenti licenziamenti, il suo capo e alcune colleghe da un po’ di tempo lo prendono di mira e ad ogni sbaglio lo rimproverano come se lo sbagliato non fosse una azione ma lui stesso, come persona. Si sente a disagio e ha cominciato a soffrire di insonnia, ansia ed esplosioni di rabbia.

Diego è sposato da poco e la moglie non lavora ancora dopo aver terminato gli studi. SI sono sposati con la promessa che si sarebbero aiutati e il suo lavoro “sicuro” avrebbe sostenuto entrambi fino al momento dell’inserimento lavorativo della donna.

Cosa succede nella testa di Diego? Sono nate delle paure. Quando gli chiedo quali siano le sa elencare bene:

  1. Paura di perdere il posto di lavoro.
  2. Paura di non poter pagare il mutuo della casa.
  3. Paura di perdere la relazione con la moglie e che lei lo lasci dopo il licenziamento temuto.

Ecco le paure che agitano i suoi sonni, che gli montano la rabbia contro un trattamento che ritiene ingiusto dopo anni di lavoro leale in azienda, che lo mettono in condizione di agire guidato dagli impulsi e non dalla riflessione pacata.

Molte persone oggi si trovano in condizioni simili e questo può portare veleno nelle relazioni familiari: l’ansia di Diego porterà la moglie a spaventarsi a sua volta e a cominciare a diffidare di lui oppure a stringersi in un abbraccio solidale e confortante? L’ira di Diego  e i suoi comportamenti fuori le righe in azienda porteranno i suoi colleghi e capi a bollarlo come tipo strano e scomodo? Sarà quindi uno di quelli che viene messo in prima posizione alla lista dei licenziabili oppure innescherà un processo virtuoso di segnalazione del disagio che attraverso una buona gestione dell’Ufficio del personale e del Servizio di Medicina del Lavoro saprà accoglierlo e sostenerlo nel disagio?

Come andrà a finire?

jobs-act-love-actNon possiamo sapere come la storia proseguirà ma certamente le due strade intraviste portano ad esiti completamente diversi. La rovina personale che si materializza nella perdita del lavoro, della relazione coniugale e nel fallimento delle speranze future, che lo costringerà a tornare dagli anziani genitori o a rifugiarsi nell’alcol o nella malattia mentale. La accettazione della dura realtà e lo stringersi di relazioni solidali, nella coppia, con gli amici, nella comunità sociale e religiosa, in azienda. Tali relazioni fondate sul rispetto, sull’ascolto, sulla condivisione della sofferenza generano soluzioni creative per affrontare le ragioni della crisi e prevenire i suoi esiti nefasti.

E’ il processo virtuoso che vogliamo innescare con il Progetto Famiglia Portavalori in Rete, e con le sue buone pratiche (Gruppi di acquisto familiari).

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Muggiò in prima linea per la legalità

Il comune di Muggiò si conferma tra i più attivi in Brianza nel sostegno e nella promozione della legalità. Tra febbraio e maggio l’amministrazione comunale ha messo in campo un calendario fitto di iniziative che, assieme ad alcune associazioni,  vedono il coinvolgimento anche degli istituti scolastici a tutti i livelli.

Educarsi alla legalità a Muggiò (MB)

Il progetto complessivo – ci dice il consigliere comunale con delega alle politiche famigliari Moreno Merati – è promosso congiuntamente dal Tavolo Famiglie in rete del comune e dal Comitato La Famiglia LIBERA energie contro le mafie (composto da AFI, Acli, Comitato soci Coop e Libera). Entrambi hanno messo a disposizione i fondi necessari, che per la maggior parte andranno a sostenere le iniziative nelle scuole, mentre una parte significativa circa € 1.000 servirà a coprire parte delle spese di quegli studenti che decideranno di partecipare ai campi di lavoro estivi di Libera sui terreni confiscati alle mafie. 12715717_1707920879443571_1324480080538564545_nL’intento dell’amministrazione – ci dice Merati – è quello di promuovere, attraverso l’informazione, la formazione e l’impegno, il coinvolgimento delle forze sane del territorio nelle politiche di cittadinanza attiva.  AFI e il Comune stanno avviando un GAF (gruppo di acquisto familiare) anche a Muggiò. Sono già attivi a Lissone, Limbiate, Seveso e Garbagnate M.se. Si stanno attivando alcune famiglie disponibili a condividere il fare la spesa in un circuito di “Consumo Consapevole”, inoltre s’intende sostenere almeno tre famiglie muggioresi che si trovano in una situazione di disagio economico a causa della perdita del lavoro.

Il progetto “Educazione alla legalità” prevede l
a presentazione di libri sul fenomeno mafioso e la  rappresentazione di uno spettacolo teatrale sempre a tema.

Nelle scuole elementari si sta realizzando un progetto condotto da volontari dell’associazione Libera assieme ai docenti, denominato “C’è un treno per Muggiò…”. Il progetto intende sensibilizzare i bambini sull’importanza e il senso delle regole e delle leggi come base della convivenza civile, utilizzando un linguaggio e una modalità che siano al contempo alla portata dei fanciulli e di stimolo alla loro fantasia. Il progetto sensibilizzerà, inoltre, sul valore del rapporto tra le generazioni e sulla tematica del riuso e del riciclo.  Gli elaborati dei ragazzi verranno consegnati al Sindaco alla fine dell’anno scolastico. Nelle scuole medie è previsto un progetto sul gioco d’azzardo. Mentre alle superiori, presso l’ITC Martin Luther King si stanno svolgendo incontri, destinati alle classi quinte, con figure impegnate nel contrasto alle organizzazioni mafiose.

Ci dice la dirigente Angela De Sario:

“Teniamo molto al tema della legalità e vogliamo portarlo all’attenzione dei ragazzi. La percezione che loro hanno del fenomeno della criminalità organizzata è che esso abbia a che fare più che altro con la prostituzione e lo spaccio, manca la consapevolezza delle interferenze nella vita quotidiana (ma questo vale anche per gli adulti!). Del progetto si è  occupata la commissione legalità, formata da docenti di diritto, lettere, storia e filosofia.  Esso rappresenta un’occasione importante per avviare una riflessione, ma ci sarà bisogno di tempo”.

Un testimone della legalità tra noi il 21 marzo

Padre Maurizio Patriciello sarà a Muggiò il 21 marzo 2016
Padre Maurizio Patriciello

L’appuntamento principale sarà il lunedì 21 marzo con Padre Maurizio Patriciello, attivo da anni nella difesa delle popolazioni che vivono nelle “Terre dei fuochi”, sui terreni avvelenati dai rifiuti tossici smaltiti per anni illegalmente da parte di aziende in affari con i clan camorristici. Ai ragazzi verrà offerta la possibilità di partecipare ai campi estivi di Libera, presso le cooperative che coltivano prodotti agricoli sui terreni confiscati o provvedono alla riqualificazione di stabili e proprietà che erano appartenute a famiglie mafiose e che, attraverso il loro riutilizzo sociale, vengono ad essere restituiti alla cittadinanza.

Tutto si concluderà il 28 maggio, con una Festa della Legalità che animerà vie del centro cittadino. Un plauso a Muggiò!

D.T.

 

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NON E’ UN GIOCO DA RAGAZZI: Il Progetto ” Non giochiamoci la vita “

Proseguo il tema dell’articolo precedente per spiegare le modalità e gli obiettivi del progetto “ Non Giochiamoci la Vita “ progetto che ha coinvolto ragazzi delle scuole superiori di Monza e Brianza e di cui vi ho anticipato i risultati del sondaggio.

Gli interventi che sono stati realizzati nella scuola secondaria di secondo grado ( in questo caso un istituto professionale di Monza) si sono posti l’obiettivo di  avviare tra i ragazzi una discussione più ampia sul consumo di azzardo. Sono stati messi a punto due diversi moduli di intervento.

Nel primo il tema scelto è stato Fortuna o Abilità

Nel corso della discussione i ragazzi hanno portato esperienze personali e familiari, sono  state esaminata le numerose “credenze popolari” legate soprattutto alle reali possibilità di vincita nei giochi d’azzardo e a quella di rientrare nelle spese sostenute continuando a giocare.

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Non giochiamoci la vita, il progetto contro l’azzardo a Monza e Brianza

La prevenzione con i ragazzi non può trascurare l’attivazione e il ricorso alla propria esperienza di vita, come narrazione sulla quale indebolire i fattori di rischio e rafforzare i fattori protettivi.

Questo primo modulo ha sollevato la maggior parte degli interventi, delle discussioni e delle prese di posizione  dei ragazzi intorno al mai abbastanza dibattuto status legale dei giochi d’azzardo ( la cosa che li ha maggiormente sorpresi è stato scoprire come lo stato sia corresponsabile ed anzi guadagni cifre ingenti dal gioco d’azzardo) e soprattutto della loro promozione e pubblicizzazione percepita dagli studenti come molto pervasiva, pesante e onnipresente.

Il secondo modulo Se il gioco diventa azzardo

ha messo invece maggiormente l’accento sul profilo del  giocatore, sulla molteplicità di offerte che caratterizzano l’azzardo legale, all’interno delle quali possono nascere situazioni problematiche e infine su quali sono i segnali da cogliere e le risorse territoriali a cui far riferimento in questi casi.

Con gli studenti abbiamo inoltre organizzato una conferenza di approfondimento in cui hanno potuto ascoltare testimonianze di un gestore di un bar che ha deciso di eliminare le slot machine dal suo locale, ragionare d’azzardo con alcuni componenti del comitato scientifico del progetto, incontrare uno sviluppatore di software che, con alcuni esempi di videogiochi realizzati per l’occasione, ha introdotto il tema del gioco online ed ha dimostrato nel concreto una serie di dati ormai a conoscenza dei ragazzi che hanno partecipato ai laboratori: non c’è alcuna abilità nell’uso delle slot, è impossibile recuperare tutto il denaro giocato, il software rilascia piccole vincite dopo serie negative proprio al fine di rafforzare la voglia ed il desiderio di giocare.

App contro il gioco d’azzardo

Infine un gruppo di studenti ha partecipato ad un laboratorio extrascolastico durante il quale i ragazzi hanno collaborato alla progettazione di una app da utilizzare nella prevenzione del gioco d’azzardo, ipotizzando una gamification cioe l’utilizzo del gioco come mezzo per far passare messaggi e contenuti.

Per far ciò i ragazzi hanno ipotizzato mini-giochi d’azzardo al termine dei quali i trucchi e i vincoli vengono svelati, sistemi per tener conto di  quanto denaro è stato puntato e vinto o perso nell’uso dei minigiochi, riferimenti ai servizi del territoio

I riscontri forniti dagli studenti confermano comunque che i rischi connessi al gioco d’azzardo sono ancora molto sottovalutati: gli ingenti interessi economici in gioco, il giudizio morale,i sentimenti di vergogna che affliggono i giocatori e le loro famiglie producono indifferenza e omertà.

La sfida che dobbiamo affrontare può quindi essere solo educativa e culturale e non riguarda solo i ragazzi ma  in gran parte anche gli adulti in veste di genitori, insegnanti, operatori ed educatori, gestori  commercianti e forze dell’ordine perché tutti siamo consumatori e come tali, fatte le debite differenze, potenziali vittime della pressione culturale al consumo acritico.

Anna Martinetti, Monza

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“Acqua azzurra, acqua chiara…” Il consumo consapevole parte da qui

Acqua potabile, acqua possibile, per tutti e gratis. Si è svolto a Limbiate lo scorso 11 dicembre lo spettacolo H2Oro voluto dal Comune e dalla nostra associazione AFI in contemporanea con le esibizioni natalizie dei bambini delle elementari.

Informarci e divertirci: il teatro di impegno civile.

E’ stata una occasione per informarci su un problema nazionale divertendoci. L’attuale legislazione permette e favorisce il prelievo dell’acqua pubblica di fonte alle aziende che la imbottigliano e la vendono a prezzi enormemente aumentati. Inoltre l’operazione prevede la creazione di quantità cospicue di rifiuti di bottiglie in plastica che causano Volantinocosti di smaltimento tutti a carico della pubblica istituzione. Fabrizio De Giovanni, con la sua compagnia di teatro civile Itineraria, è giunto ad oltre 400 repliche in tutta Italia, e ci risveglia ad un consumo più consapevole e responsabile, anche se questo ci imporrà di cambiare tante abitudini consolidate. Ma ne vale la pena.

Il nostro presidente Cesare Palombi ha introdotto la serata salutando piccini e adulti e ha sottolineato quattro parole chiave che hanno dato vita alla scelta di programmare lo spettacolo:

  1. Bene Comune: l’acqua è elemento fondamentale del Bene Comune che tutti dobbiamo difendere e che tutti ci difende.
  2. Partecipazione: essere consapevoli di quello che accade intorno a noi e partecipare agli indirizzi che guidano lo sviluppo della società, è una cosa possibile e bella.
  3. Solidarietà o condivisione: mettendo in comune risorse materiali e di tempo e impegno possiamo costruire un mondo migliore per noi e per i nostri figli.
  4. Consumo Consapevole: possiamo fare molto, anche solo scegliendo cosa comprare e cosa NON comprare. L’acqua in bottiglia o del rubinetto è tra le scelte che incidono di più.

Qui sotto trovate le video interviste con cui l’attore ha arricchito il suo monologo esplorando le opinioni e i pregiudizi sull’acqua di rubinetto e quella in bottiglia. Se vuoi guardalo dal video di You Tube.

Sentite cosa ha scritto Dario Fo in una lettera alla compagnia di Fabrizio (documento tratto dal loro sito):

In un’altra occasione ho assistito all’esibizione della stessa compagnia diretta da Fabrizio, su un problema direi addirittura tragico, come quello della vergognosa speculazione che, da anni ormai, si produce nel mercato delle acque. Quello, per intenderci, che attraverso leggi a dir poco disoneste, permette ad imprenditori senza scrupoli di usare migliaia di tonnellate d’acqua di fonte, pagandola una sciocchezza per poi rivenderla in bottiglia a prezzi centuplicati rispetto a quanto l’hanno pagata. E noi, felici, ce la beviamo! Senza preoccuparci da quanto tempo quell’acqua si trovi dentro i contenitori suddetti, se sia veramente un’acqua pura o magari proveniente da fonti inquinate. Anche in questo caso ho seguito con facilità e accumulando sapere unito al divertimento e al piacere di scoprirsi tremendamente intelligente. Non perdetevi l’occasione di cui io ho goduto. Dario Fo

 

Non rimane che trarne le conseguenze. Noi del progetto Famiglia Portavalori in Rete stiamo seriamente pensando di togliere dal listino della nostra filiera ogni prodotto di acqua in bottiglia. Chi proprio la vuole la può acquistare personalmente senza più l’aiuto dei GAF, le cui risorse limitate vogliamo destinare altrove.

S. Rubinetto - Fresca di giornata
La simpatica etichetta con sui ci hanno proposto di tornare a consumare la sicura e fresca acqua del rubinetto

 

Se proprio non si può fare a meno dell’acqua in bottiglia almeno si potrebbe fare un acquisto consapevole leggendo l’etichetta e comprando le acque che fanno meno strada, e quindi inquinano di meno e sono meno a rischio di deterioramento in bottiglia di plastica. Qualche soggetto della Grande Distribuzione Organizzata lo propone (ho visto personalmente questi messaggi in un IPER COOP nel Lazio in queste vacanze di Natale). Almeno questo lo possiamo fare, e poi si vedrà.

Cominciamo dunque con grinta il nuovo anno sociale del Progetto Famiglia Portavalori in Rete. Troverete articoli che speriamo interessanti nelle diverse rubriche del nostro blog on line. Una riflessione sul Familismo amorale, una sull’economia civile e una sul contrasto al gioco d’azzardo. Buona lettura!

 

 

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NON POSSO AIUTARTI… SENZA DI TE: la sussidiarietà circolare (parte seconda)

Riprendiamo l’approfondimento dei principi ispiratori delle nostre progettualità studiati dall’economia civile. Dopo aver approfondito nello scorso numero il welfare generativo parliamo del principio di sussidiarietà circolare.

Se, come abbiamo visto, è necessario che sia la società nel suo complesso a prendersi cura dei suoi cittadini in modo universalistico, è evidente che occorre mettere in interazione strategica i tre vertici di un “triangolo magico”, cioè le tre sfere di cui si compone l’intera società:

  • la sfera dell’ente pubblico (stato, provincia, regioni, enti parastatali, ecc.),
  • la sfera delle imprese, ovvero la business community,
  • la sfera della società civile organizzata, quella dell’associazionismo (volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, organizzazioni non governative, fondazioni).

NO profit, impresa ed ente pubblico devono interagire tra di loro in maniera organica e sistematica sia in fase di progettazione degli interventi sia nel momento della loro esecuzione.

Sussidiarietà Circolare
NO profit, impresa ed ente pubblico devono interagire tra di loro in maniera organica e sistematica sia in fase di progettazione degli interventi sia nel momento della loro esecuzione.

Ebbene, l’idea della sussidiarietà circolare è tutta qui: le tre sfere devono  poter trovare modalità di interazione sia per progettare gli interventi che si ritiene di porre in campo sia per assicurarne la gestione. E’ più che mai necessario cominciare a parlare di sussidiarietà circolare perché privilegiare il rapporto tra ente pubblico e NO profit tipico della sussidiarietà orizzontale non è più sufficiente.

Il vantaggio di adottare il welfare generativo e il conseguente principio della sussidiarietà circolare sta nella possibilità di superare le difficoltà del welfare state di cui abbiamo parlato.

Innanzitutto, con questo modello sarebbe possibile reperire le risorse necessarie dal mondo delle imprese. Quando si dice “mancano le risorse” ci si riferisce normalmente a quelle pubbliche, non a quelle private, che al contrario, sono ben presenti. Il punto è che sinora nessuno ha pensato di attingere a queste risorse, quelle provenienti dal mondo delle imprese, per incanalarle verso la fornitura di servizi di welfare.

In secondo luogo, la presenza dell’ente pubblico diventa fondamentale all’interno di questo meccanismo, in quanto esso deve vigilare per garantire l’universalismo. Il pericolo dell’esclusione di alcuni gruppi sociali dalla fruizione dei servizi deve essere sempre tenuto presente.

Il mondo della società civile, che noi continuiamo a chiamare NO profit o terzo settore (ma sarebbe meglio parlare di organizzazioni della società civile), occupa un posto  speciale nella triangolazione in quanto portatore di conoscenze specifiche. Chi può sapere meglio di un’associazione di volontari se in un certo quartiere della città c’è qualcuno che avverte un particolare bisogno? Queste informazioni possono pervenire solo da chi opera sul territori, vicino alle persone. Inoltre, questi soggetti sono nella condizione di poter assicurare modi di gestione e capaci di elevare la qualità.

Alla luce di quanto precede, si comprende anche meglio quale sia la nuova frontiera degli enti locali. Il Comune è una invenzione  squisitamente italiana: i primi Comuni nascono a partire dall’XI secolo, il secolo del risveglio europeo, i Comuni sono stati una grande forza di sviluppo sociale ed economico e soprattutto di incivilimento. Del modus operandi dei comuni è rimasta traccia nella stessa architettura: nella piazza principale della città, infatti, c’è il municipio, la cattedrale e la loggia dei mercanti.

Questa struttura corrisponde esattamente alla triangolazione Ente Pubblico – Società Civile – Mondo dell’Impresa di cui abbiamo parlato sopra e che nelle nostre progettualità si traduce con: la rete dei “Comuni Amici della Famiglia”, l’associazionismo familiare (nelle sua articolazioni sia formali che informali), la rete delle imprese “Family Friendly”.

Alessandro Radaelli

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Famiglia Si’, Familismo amorale No!

Si è svolta a Giussano giovedì 14 gennaio 2016 una bella conferenza sulla denuncia del Familismo Amorale, come radice culturale di tanti comportamenti illegali e immorali presenti ancora nel nostro paese. Tenuta dal Prof. Raffaele Mantegazza, Pedagogista, e introdotta da Cesare Palombi di AFI con la collaborazione del Comune di Giussano e di Libera, è stata occasione di crescita e riflessione per tutti i presenti e per questo ne diamo notizia e rilanciamo la riflessione sul nostro sito.

Mantegazza a Giussano
Familismo Amorale e cultura mafiosa

Scrive Umberto Galimberti: “l’Italia è un paese in cui i vincoli sono ancora di parentela e non ancora di cittadinanza, dove la legge del sangue è più forte della legge della città”. Nel 1958 il sociologo Banfield coniò l’espressione “familismo amorale”, per indicare quei comportamenti che molte famiglie tendono ad assumere e che sono volti ad avvantaggiare se stesse (o la propria parentela,  il clan di appartenenza, ecc ) a scapito dei diritti degli altri. Qualsiasi associazione mafiosa, come è noto, si fonda su vincoli familistici e perciò antepone le leggi della famiglia a quelle della città.  La mafia è solo la forma più vistosa e truculenta del costume diffuso in chiunque antepone il parente, l’amico, il raccomandato, il segnalato a chi davvero merita, a prescindere dai rapporti di parentela e di conoscenza. Non sconfiggeremo mai la mafia finchè tutti quanti, nel nostro ambito di competenza, non debelleremo quel comportamento che antepone il vincolo di parentela al vincolo di cittadinanza”. Il tema del familismo è stato al centro di una conferenza che si è tenuta a Giussano il 14 gennaio scorso, promossa dall’Assessorato alla Legalità in collaborazione con AFI e Libera,  relatore Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia all’Università Bicocca di Milano.  Nell’introduzione Cesare Palombi, presidente di AFI, ha rimarcato che la famiglia rimane l’agenzia educativa primaria, dove si imparano i comportamenti basilari per la civile convivenza e la costruzione del bene comune. Si è detto convinto che la lotta contro le mafie è innanzitutto una sfida educativa che deve estirpare alla radice la cultura che genera questo fenomeno malavitoso. A questo scopo, occorre cambiare il nostro stile di vita, imparando a:  non essere indifferenti e girarsi altrove per garantirsi un falso quieto vivere, ma a denunciare; non chiedere favori alla politica, divenendo ingenui complici di un sistema propedeutico alla corruzione, quindi fortemente esposto alla collusione mafiosa; non sostenere un’economia che uccide e strangola le forze produttive sane del nostro territorio esercitando un consumo più consapevole.

Cesare Palombi e l'Assessore ...Il responsabile di Libera e l’assessore hanno insistito sull’importanza che la scuola e la famiglia uniscano le forze nello sforzo quotidiano di educare i futuri cittadini ai valori della responsabilità civile. Raffaele Mantegazza ha spiegato come storicamente i totalitarismi, quando hanno voluto conquistare un territorio, prima di ricorrere agli attentati o alla corruzione, hanno puntato alla conquista delle maggioranze silenziose, di quella zona grigia, costituita dalla massa critica di persone oneste che magari lo sono solo perchè non c’è stata l’occasione della disonestà. I poteri criminali crescono e si rafforzano in quanto sostenuti inconsapevolmente da chi tende a sminuire l’importanza del rispetto delle regole, a dire “ma sì, cosa vuoi che sia…”’ Oggi in Italia siamo al punto che chi rispetta le regole viene ridicolizzato, passa per fesso. Ma il cinismo e il nichilismo sono i maggiori alleati delle mafie. Il  personaggio mafioso esercita un’attrattiva che non va sottovalutata: fare il mafioso è bello (hai soldi, auto, donne..!). Dobbiamo capire che per essere all’altezza della sfida occorre saper trasmettere un messaggio di pari potenza, ovvero che essere onesti è bello, perché fa star bene, perché si sente che si sta facendo la cosa giusta. Dentro una società che ha stabilito che il denaro è l’unità di misura di ogni cosa, perfino del sesso e dei sentimenti, va sostenuto con forza che alcune cose non hanno prezzo, che i soldi non possono comprare tutto, che la gratuità è un valore in sè. Nella scuola e in ambito educativo la competizione andrebbe rimossa, mentre andrebbe insegnata la socialità, il lavorare insieme. La scuola non è il posto dove riprodurre le dinamiche delle differenze sociali. Se in classe il più bravo aiuta chi è più indietro, entrambi ci guadagnano, il primo perché impara l’importanza dell’aiutare, l’altro perchè saprà un po’ più di matematica o d’italiano (specialmente se la sua famiglia proviene da un altro paese…). La scuola è importante in quanto è l’istituzione, è il luogo dove, diversamente che in famiglia, si impara a fare la fila, a rispettare il proprio turno, è la palestra della democrazia! Per questo i luoghi istituzionali dovrebbero essere sempre posti belli, curati, mai consegnati al degrado. Dobbiamo tutti imparare che non esistono scelte neutre, che è a partire dal piccolo, dal nostro ambito che si può aspirare a conquistare la zona grigia, anche se sarà un lavoro lungo e faticoso.

D.T.

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Giovani e azzardo a Monza e Brianza

Diamo il benvenuto ad Anna Martinetti che da questo numero inizia la collaborazione col nostro sito curando la rubrica Contrasto al Gioco d’Azzardo. Il suo primo intervento risponde alla domanda:
Che cosa sappiamo delle abitudini e delle pratiche di consumo dell’ azzardo dei giovani in provincia di Monza e Brianza?

Questi ultimi tre anni di esperienza sul campo hanno reso ancora  più attento il mio sguardo già abituato ad osservare il mondo giovanile e mi hanno svelato una realtà che pero non immaginavo fosse cosi  già compromessa.

Slot a Monza e Brianza

Per questi motivi  vorrei affrontare nel  mio primo intervento il grave problema del gioco d’azzardo che coinvolge i giovani del nostro territorio portando i risultati di un’indagine promossa dal mio Ufficio Scolastico e dalla Associazione Spazio Giovani e di un conseguente progetto di prevenzione che siamo riusciti ad attuare e  che ha riguardato gli  istituti superiori  di Monza e della Brianza. I risultati sono già stati presentati al pubblico in un evento presso il  Binario 7  a Monza.

I dati sono stati raccolti in 7 istituti superiori della provincia di Monza e Brianza, in 23 classi del terzo e quarto anno. Sono stati intervistati più di cinquecento studenti  (500), il 35,4% femmine il 64,6% maschi.

L’obiettivo è stato di individuare un campione il più rappresentativo possibile e per raccogliere i dati è stato somministrato un questionario di 28 domande a risposta multipla.

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I numeri dell’azzardo in Lombardia

Le domande e le risposte della ricerca

Riporto qui le domande e le risposte più significative in un’ottica soprattutto di educazione e di prevenzione. Infatti abbiamo voluto sondare il campione anche rispetto alla percezione culturale che gli studenti hanno del gioco d’azzardo e sui prodotti che il mercato mette a disposizione per farlo. Già da tempo alcune ricerche retrospettive hanno mostrato che la maggioranza dei giocatori patologici inizia a giocare prima dei 20 anni

Alla domanda : Ritieni che il gioco d’azzardo sia Il 60% degli intervistati considera il gioco d’azzardo un vizio forse influenzati dalla presenza nei contesti famigliari o amicali di qualche giocatore d’azzardo,di questi   infatti l’80%  afferma di conoscerne qualcuno, oppure si nasconde cosi come capita per gli adulti per non esporsi.

Alla domanda Ti è mai capitato di giocare d’azzardo il 22% ha risposto positivamente, il 30% ha risposto a volte il 48% ha risposto mai.

Alla domanda: quanti soldi spendi alla settimana per il gioco Il 30%  spende da 1 a 10 euro alla settimana per  schede Snai, slot e simili e poichè quasi nessuno degli intervistati considera il gratta e vinci gioco d’azzardo, alla domanda se ne avessero mai comprati l’81% risponde in modo affermativo.

I luoghi di gioco preferiti dai giovani sono tabaccai, edicole e rivendite di vario tipo 42%, bar con slot 20%, sale gioco 20%, scommesse private 18%

Di coloro che hanno affermato di giocare  il 3% lo fa tutti i giorni, il 13 % uno o due volte la settimana, 84% uno o due volte al mese.

Il 4% degli studenti che giocano spende fino a 30 euro al mese e l’1% anche di più.

Alla domanda: per giocare hai mai speso i soldi del pranzo, dell’autobus o che erano destinati ad altre cose il 6% ha speso soldi destinati al pranzo o all’autobus o ad altri bisogni, di questi l’8,5% sono maschi minorenni.

Alla domanda : quando giochi hai il pieno controllo della situazione ? quasi il 5% ha ammesso di non avere il controllo della situazione quando gioca evidenziando una situazione decisamente a rischio

Alla domanda : hai mai mentito ai tuoi familiari per nascondere la passione del gioco ancora una volta i maschi minorenni risultano i più esposti a comportamenti a rischio infatti del 10% che risponde occasionalmente i maschi minorenni sono l’8,5%.

Come si può notare in questa ricerca non abbiamo toccato il gioco on-line che merita un discorso a parte e di cui potremo parlare prossimamente.

Nel  prossimo articolo vedremo come abbiamo affrontato il problema e quale tipo di prevenzione abbiamo messo in campo.

Anna Martinetti

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