Ora chiediamo PIU’ FAMIGLIA

Dopo l’approvazione della Cirinnà (unioni civili) infuriano polemiche.

La realtà è che questo compromesso lascia molti scontenti in entrambi gli schieramenti. La questione è tutt’altro che risolta ed è innanzitutto culturale e sociale prima che politica. Ognuno valuterà in coscienza e col proprio intelletto il da farsi.

Personalmente provo a condividere alcune riflessioni sulla Famiglia in vista delle elezioni amministrative 2016:

Chi sostiene la famiglia sovrastata da carichi sociali a volte improbi che nessuno sembra considerare e sostenere? (altro…)

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Per la famiglia … insieme

Stiamo ormai giungendo al termine del progetto Famiglia Portavalori in Rete, edizione 2015-16. Grandi novità si preparano per la ripresa autunnale e il nuovo anno 2017. Non è ancora tempo di renderne conto e condividerle a mezzo stampa (online). L’editoriale di aprile lo dedichiamo a notare i fili che intrecciano la nostra azione associativa (AFI) con il recente documento del Papa “Amoris Laetitia”, Esortazione Post sinodale che raccoglie il pensiero del Papa a partire dal lavoro di ben due sinodi sulla Famiglia.

Non ci interessa fare un commento o una sintesi dell’intero documento. Ci interessa notare come il discorso del Papa tenga conto con attenzione della realtà concreta delle famiglie e delle particolarità che in ogni cultura si manifestano. Non presenta dunque una “dottrina” ma una sintesi di principi e analisi che offre allo sviluppo delle chiese locali e degli uomini di buona volontà.

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Mi ha colpito in particolare il seguente passo:

Le famiglie hanno, tra gli altri diritti, quello di « poter fare assegnamento su una adeguata politica familiare da parte delle pubbliche autorità nell’ambito giuridico, economico, sociale e fiscale. […] « Le coercizioni economiche escludono l’accesso delle famiglie all’educazione, alla vita culturale e alla vita sociale attiva. L’attuale sistema economico produce diverse forme di esclusione sociale. Le famiglie soffrono in modo particolare i problemi che riguardano il lavoro. Le possibilità per i giovani sono poche e l’offerta di lavoro è molto selettiva e precaria. (AL, nr 44.)

Politiche familiari per le famiglie.

In un mondo in cui prevalgono gli interessi delle grandi istituzioni e dei potenti sui poveri parliamo e lavoriamo perché le istituzioni promuovano autentiche politiche familiari. Tali misure economiche, giuridiche, organizzative devono favorire le famiglie nella loro costituzione e nel loro naturale sviluppo. L’impegno del nostro progetto che si è concretizzato nella costituzione della rete dei Comuni Amici della famiglia è proprio in questa direzione.

Casa e lavoro per ogni famiglia

Ogni famiglia per vivere ha diritto ad una casa e al lavoro che sostenta e rende dignitosa la vita dei suoi membri. Il nostro progetto si sta occupando di rilanciare la occupabilità dei lavoratori delle nostre famiglie associate che sono in difficoltà. Creare una rete di contatti, costruire con il passa parola occasioni e idee di creazione del lavoro: è un nostro obiettivo.

Già trovarsi, parlare, condividere la spesa e la solidarietà, favorisce il rinascere della speranza.

Insieme per le famiglie

Noi di AFI non ci stanchiamo di lavorare per la famiglie e per una economia più giusta e umana. Abbiamo sogni e ideali da impiegare come semi da coltivare con pazienza e meraviglia. I frutti, ne siamo certi, non tarderanno.

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PATRICIELLO, IL PRETE ANTICAMORRA, IN BRIANZA

Don Maurizio Patriciello, a Muggiò e a Seveso lo scorso 21 MARZO 2016, ha incontrato studenti,  autorità e noi del progetto Famiglia Portavalori in rete (promosso da AFI, Associazione delle Famiglie Italiane, Milano e Brianza). Parole, testimonianze e impegno condiviso per costruire una società più giusta e solidale. Nel diamo un resoconto.

Padre Patriciello in Brianza lo scorzo marzo 2016

Il 21 marzo di ogni anno, da 21 anni, promossa da Libera, si celebra in tutta Italia la giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di mafia. La scelta del giorno, all’inizio della primavera, indica esplicitamente la volontà di uscire dalla “lunga notte invernale” che vede a tutt’oggi le mafie tenere prigioniera una parte consistente dei territori e dell’economia del nostro paese. AFI, nell’ambito del programma di educazione alla legalità promosso dal comune di Muggiò, ha invitato un testimone d’eccezione sul fronte della lotta alla criminalità organizzata: padre Maurizio Patriciello, che in giornata è volato da Napoli a Milano per incontrare gli studenti dell’ITC Martin Luther King di Muggiò. Parroco di Caivano, un comune al confine tra le province di Napoli e Caserta, padre Maurizio è un personaggio noto da tempo alle cronache.

Patriciello a Seveso, Marzo 2016
Padre MAURIZIO PATRICIELLO mentre incontra i membri dei GAF a Seveso, lo scorso 21 marzo 2016.

Da anni Padre Patriciello denuncia l’abbandono da parte dello Stato del suo territorio, dove nel corso di decenni sono stati smaltiti in modo illegale rifiuti tossici di ogni genere. Davanti agli studenti, don Maurizio ha ripercorso la vicenda della terra dove vive, della “Terra dei fuochi”: dalla creazione della prima discarica (legale)  nella quale venivano portate le immondizie domestiche – un’attività remunerativa ma solo fino a un certo punto –  fino all’”abbraccio mortale” con industriali del nord i quali, per evitare di pagare i costi previsti per il trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi, hanno scelto di farli  scomparire nelle discariche abusive controllate dalla camorra. Il tutto per anni e anni, senza alcun controllo da parte di nessuno. Nell’area interessata dal fenomeno, che comprende 55 comuni, si stima che fra il 2000 e il 2009 siano stati smaltiti sei milioni di tonnellate di rifiuti contenenti ogni genere di inquinanti, dal piombo all’amianto, seppellendoli e avvelenando i terreni, anche quelli fertili, oppure bruciandoli nei roghi che producono diossina.  In questa zona l’incidenza di vari tipi di tumore risulta essere molto più alta che nel resto d’Italia.  I più colpiti sono i più piccoli: infatti si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tipi di tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni. Un recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità ha messo nero su bianco il rapporto tra inquinamento ambientale e insorgenza di tumori infantili. Nell’area vi sono moltissime aziende che producono “in nero” scarpe e borse che vengono anche esportate, mentre gli scarti di lavorazione (mezzo chilo per ogni chilo di prodotto) rimangono sul posto e sono poi smaltiti abusivamente. Dopo avere ricordato l’enciclica di papa Francesco dedicata all’ambiente, padre Maurizio ha rivolto ai ragazzi parole esplicite: “viviamo in un ambiente malato, l’uomo è ciò che mangia, se inquiniamo acqua, aria e suolo, o se ci facciamo del male da soli ad esempio col fumo, tutto ciò ci si ritorcerà contro. Dobbiamo fare pace con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente!”. Accanto all’impegno personale – aggiunge – perché l’ambiente sia tutelato occorrono anche leggi adeguate. Una grossa occasione si è persa con la legge sui reati ambientali approvata lo scorso anno: all’ultimo momento qualcuno in parlamento ha modificato il testo di legge prevedendo che si possa essere perseguiti solo se il disastro ambientale è stato causato “abusivamente”: in questo modo sarà facile per chi ha inquinato ma è in possesso dei permessi necessari evitare la condanna (vedi dal minuto 41,30 al 43,43 fino al minuto 45,06).

A domanda, padre Maurizio ci informa che il governo continua a non dare risposte alle richieste di intervento che da tempo gli vengono sollecitate: lo stanziamento di 450 milioni ricevuto dalla regione Campania sarà a malapena sufficiente per la bonifica di uno solo dei tanti siti inquinati. Lo stesso nesso tra malattie tumorali e inquinamento viene ammesso solo a denti stretti. Gli chiediamo anche se gli capita spesso di fare interventi nelle scuole del nord. “Sì, vado spesso nelle scuole e nelle parrocchie, al sud come al nord. Non intendo certo mettere in contrapposizione le due parti del paese, il mio scopo è solo quello di far sì che gli onesti siano uniti contro i disonesti”.

L’intervento di Cesare Palombi

Nel suo intervento, il presidente di AFI Cesare Palombi ha parlato agli studenti dei GAF come di uno strumento che, senza bisogno di eroismi ma semplicemente orientandosi verso una spesa più accorta e rispettosa dell’ambiente, è di contrasto all’economia mafiosa, e ha annunciato l’avvio di un gemellaggio con la Nuova Cucina Organizzata  a sostegno delle realtà economiche sane di quei territori.

Nuova Cucina Organizzata”, si configura come una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata, nonché di servizio di pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nel nome è contenuta una provocazione e una sfida: negli anni ’80 in Campania l’acronimo “Nuova Camorra Organizzata” è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per struggere e impoverire i territori, oggi l’acronimo “NCO – Nuova Cucina Organizzata” è sinonimo di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi.

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Padre Patriciello con il nostro Presidente Cesare Palombi e le autorità dei comuni da lui vistati lo scorso Marzo 2016

I campi estivi di Libera e altre cose da fare

I ragazzi sono stati invitati a partecipare ai campi estivi di Libera, dove potranno fare un’esperienza di impegno, conoscere e contribuire a migliorare la realtà di quella parte del nostro paese. La dirigente scolastica e il Sindaco Maria Fiorito hanno lanciato un ammonimento: al cittadino comune può capitare nella vita di imbattersi in situazioni in cui si è chiamati a decidere da che parte stare, al li là del proprio utile immediato. Se si vuole un mondo diverso occorre avere il coraggio di fare scelte controcorrente. Un video  ha raccontato la figura esemplare di Roberto Mancini,  un ispettore di polizia che ha condotto le sue indagini nelle terre avvelenate senza mai risparmiarsi, fino ad ammalarsi di tumore e alla sua morte, avvenuta nel 2014. Stare dalla parte delle legalità significa evitare di far finta che non accada nulla, o di pensare che certi fatti accadono lontano da noi. A Desio è stato grazie alle segnalazioni di cittadini attenti che è stata scoperta una cava della ‘ndrangheta. Pure in assenza di domande da parte degli studenti a padre Maurizio Patriciello, la preside prof. Angela De Sario ha espresso la sua convinzione che i ragazzi non scorderanno la lezione ricevuta.

D.T.

 

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LA CONFERENZA DI REGIONE LOMBARDIA CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

La nostra collaboratrice Anna Martinetti ci informa su importanti sviluppi delle politiche regionali circa il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Un fronte da presidiare per noi di Famiglia Portavalori in Rete.

Nella legge di stabilità 2016, legge 28 dicembre 2015, n. 208 pubblicata in GU il 30/12/2015, al comma 936 dell’articolo l, il Governo si è assunto un preciso impegno:

Entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata (…) sono definite le caratteristiche dei punti di vendita dove si raccoglie gioco pubblico, nonché i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età. Le intese raggiunte in sede di Conferenza unificata sono recepite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti.

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Questo passo  del Governo ha convinto , se ce ne fosse stato bisogno, la Regione Lombardia a convocare la prima Conferenza delle Regioni e degli Enti Locali contro il gioco d’azzardo patologico ( GAP)

Un evento molto importante finalizzato a costruire dialogo e posizioni comuni fra regioni e città nella prospettiva di portare alla  Conferenza Unificata un documento che raccolga sia i risultati raggiunti sia nuove richieste.

Gli interventi che si sono susseguiti durante la Conferenza svoltasi a Palazzo Lombardia il 9 marzo scorso sono stati molto variegati e rappresentativi delle diverse realtà locali : dal quasi proibizionismo di chi vorrebbe la totale eliminazione dei punti-gioco nelle proprie città a chi invece in  difesa della libera impresa teme il riproporsi o meglio l’aumentare  delle infiltrazioni della malavita organizzata  nell’impresa gioco.

Tutti si sono però dimostrati molto preoccupati per le gravissime conseguenze sociali e sanitarie che  questo fenomeno sta provocando nella società portando esperienze e provvedimenti molto interessanti deliberati dalle singole Giunte comunali e regionali

Al termine  di tutti gli interventi che si sono susseguiti è venuto naturale condividere la necessità di un documento comune che da un lato rafforzi le possibilità di intervento delle amministrazioni e dall’altro tuteli anche i lavoratori  in parte incolpevoli dei problemi che l’industria del gioco d’azzardo ha creato senza retrocedere dai terreni conquistati  garantendo con l’introduzione nella futura cornice normativa di livello statale, la salvaguardia della normativa regionale preesistente.

Il risultato della Conferenza è stato un Manifesto delle Regioni per la lotta contro la Ludopatia che verrà presentato in sede di Conferenza Stato regioni e di cui riporto di seguito i punti principali

  • Introduzione di efficaci limitazioni alla installazione e diffusione delle apparecchiature per il gioco d’azzardo lecito che contemplino distanze minime da luoghi sensibili, quali istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, luoghi di aggregazione giovanile, luoghi di cura;
  • Limitazioni alla pubblicizzazione, in qualsiasi forma, del gioco d’azzardo lecito;
  • Previsione di un’autorizzazione comunale per l’esercizio del gioco pubblico;
  • Possibilità, per i Comuni, di introdurre limitazioni di orario dell’offerta di giochi con vincite in denaro;
  • Elaborazione di criteri per i punti di vendita ove si raccoglie gioco pubblico tali da ridurre il rischio di estraniamento del giocatore;
  • Costruzione di un sistema sanzionatorio efficace;
  • Previsione di forme incentivanti, anche fiscali, a sostegno di iniziative istituzionali e associative, ivi incluse forme di sostegno agli esercizi pubblici che rinuncino o non installino offerte di gioco;
  • Educazione e formazione dei cittadini e degli attori del mondo del gioco, con particolare attenzione al mondo giovanile;
  •  Istituzione di organi regionali per il monitoraggio dell’andamento delle buone azioni regionali e territoriali adottate contro la ludopatia;
  • Coinvolgimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la condivisione dei dati occorrenti all’attività istituzionale delle Regioni e degli Enti Locali in materia;
  • Obbligo di utilizzo da parte dei giocatori della Carta Nazionale dei Servizi per l’accesso ai sistemi di gioco on line.

Ultimo ma non per importanza

FARE RETE CONTRO L’AZZARDO PATOLOGICO

attraverso la creazione di una piattaforma informatica che connetta tutte le iniziative adottate dalle Regioni e dagli Enti locali in tema di prevenzione e contrasto alla ludopatia, per condividere i rispettivi apparati normativi e le azioni sociali. La Piattaforma diventa il crocevia di scambio di idee, proposte e iniziative attraverso il continuo aggiornamento che ciascuna Regione si impegna a effettuare direttamente.

TUTTO QUESTO NELLA SPERANZA CHE IL 30 APRILE LA CONFERENZA STATO REGIONI SIA CONVOCATA E IL GOVERNO SI SIEDA FINALMENTE CON SINCERE INTENZIONI A QUESTO TAVOLO

Anna Martinetti

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Conferenza stampa – Seveso 12 novembre 2015 Tavolo Intercomunale Rete Comuni Amici della famiglia”

I Comuni di Seveso, Besana in Brianza, Brugherio, Carate Brianza, Giussano, Limbiate e Muggiò concordano sull’utilità di una programmazione coordinata e condivisa delle politiche familiari e si impegnano a realizzare un programma condiviso di attività di promozione della famiglia. A tal fine, hanno costituito il Tavolo Intercomunale “Rete Comuni Amici della famiglia”, che vede il coinvolgimento di Sindaci, Assessori e/o i Consiglieri delegati e i Responsabili degli Uffici preposti, al fine di declinare le attività che potranno essere inserite nel programma, oltre a condividere progettualità innovative progettate assieme all’associazionismo familiare. In particolare, la Rete Comuni Amici della Famiglia, diventa luogo di incontro e confronto tra Comuni e con l’associazionismo familiare per promuovere e diffondere buone pratiche, stimolando percorsi di collaborazione progettuale e operativa che valorizzano il ruolo della famiglia quale risorsa e soggetto sociale propositivo nelle comunità locali. La Rete Comuni Amici della Famiglia realizzerà buone pratiche per lo sviluppo e la qualificazione di politiche con le famiglie che valorizzano e potenziano le capacità, le idee, le esperienze concrete promosse dalle famiglie e stimola la partecipazione attiva e concreta delle famiglie stesse. La Rete attiverà strumenti condivisi per il sostentamento del reddito delle famiglie prendendo in considerazione l’esperienza positiva del Comune di Castelnuovo del Garda di applicazione del Fattore Famiglia Comunale (allegato 1). S’impegna in collaborazione con Afi (allegato 2) alla diffusione del progetto, già in atto a Limbiate e a Seveso, www.famigliaportavalori.it e delle diverse buone pratiche da questa iniziative sostenute, tra le quali in primis il tentativo di sviluppo di un circuito di economia civile e di vicinato come i Gruppi di Acquisto Familiari (allegato 3), una buona pratica di buon vicinato e prossimità a diverse famiglie con figli che vivono una situazione di disagio per la perdita del lavoro. Ne stiamo sostenendo ben 18 nei Comuni in cui i GAF sono attivi: Limbiate, Seveso e Lissone. Inoltre s’intende attivare nuove forme di autofinanziamento di welfare generativo e partecipato tramite questa Alleanza tra Comuni, famiglie e realtà economiche.

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Dal Mare alla Solidarietà: “Fuocammare” di F. Rosi

Il dramma dei profughi è al centro dell’attenzione del film documentario Fuocammare che ha vinto un prestigioso premio cinematografico a Berlino. Dalla crisi economica, politica e militare se ne esce solo con cuori e menti solidali e quindi giusti. Noi di Famiglia Portavalori in Rete ne siamo convinti.

Un film che muove il cuore e la mente e… speriamo la politica

Un altro colpo centrato della nostra produzione culturale: è il film documentario Fuocoammare di F. Rosi (2016). Premiato al festival di Berlino ci mette sotto gli occhi il dramma della più grande crisi umanitaria in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

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La locandina del nostro film italiano vincitore al festival di Berlino 2016

Questo mentre in Europa si alzano nuovi muri, gli inglesi organizzano un referendum per andarsene dalla comunità, e in Italia alcuni sono tentati di omologarsi a questo pensiero politico che, come un torrente carsico, rischia di diffondersi tra il nostro popolo di ex migranti.

Scrive G. Zappoli sul sito specializzato www.mymovies.it :

Samuele è un ragazzino con l’apparente sicurezza e con le paure e il bisogno di capire e conoscere tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità delle vite di chi abita un luogo che è, per comoda definizione, costantemente in emergenza. Grazie a lui e al suo ‘occhio pigro’, che ha bisogno di rieducazione per prendere a vedere sfruttando tutte le sue potenzialità, ci viene ricordato di quante poche diottrie sia dotato lo sguardo di un’Europa incapace di rivolgersi al fenomeno della migrazione se non con l’ottica di un Fagin dickensiano che apre o chiude le frontiere secondo il proprio tornaconto. Samuele non incontra mai i migranti. A farlo è invece il dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa costretto dalla propria professione a constatare i decessi ma capace di non trasformare tutto ciò, da decine d’anni, in una macabra routine, conservando intatto il senso di un’incancellabile partecipazione.

Le dimensioni del fenomeno profughi

Ce l’ha ricordato il giornalista Franco di Mare nel suo video editoriale del 23 febbraio 2016 (Rai Uno, Unomattina): 450.000 migranti giunti in  Italia negli ultimi 5 anni, buona parti transitati verso altri paesi europei. 13 milioni di italiani sono emigrati all’estero, soprattutto nelle Americhe, tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900. Che memoria corta abbiamo! Con le dovute cautele e regole potremmo accogliere e integrare certamente questi profughi di guerra o economici che siano. Profughi prodotti dalle differenze inique di una economia che rende i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi ed egoisti.

Andiamo al cinema dunque, una volta tanto usciamo dalle nostre case e troviamoci insieme a vedere un film che tocca il cuore e la mente e ci prepara ad agire.

Solidarietà e  muto aiuto nel Progetto Famiglia Portavalori in Rete

Noi di Famiglia Portavalori in Rete, crediamo alla accoglienza e alla mutua solidarietà. Il nostro progetto che portiamo avanti come navigando in mari a volte sereni e a volte tempestosi, procede. E la paga più bella è vedere un sorriso nei volti di chi si coinvolge e trova un aiuto e un sostegno che lo rialzano e gli ridanno dignità. Sperimentiamo la condivisione del problema del lavoro e il prepararsi alla sua ricerca mirata, il collaborare insieme allo sbancalamento delle merci acquistate dai nostri Gruppi di Acquisti Familiare, il sostenerci con piccoli doni, scambi o semplicemente con l’ascolto. E’ la direzione giusta, lo crediamo e ne siamo certi. Per questo continuiamo a navigare remando contro le normali difficoltà che si incontrano quando si propone qualcosa di innovativo e resistendo ai profeti di sventura che fanno sentire la loro penosa cantilena: non ce la farete, è impossibile, non troverete risorse… bla bla bla.

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Paure da licenziamento: Crisi economica e relazioni familiari

La perdita del lavoro è uno dei modi in cui la crisi economica attuale incide sulla vita delle nostre famiglie. Questa esperienza coinvolge oltre agli aspetti economici anche quelli affettivi e relazionali. Cosa accade in famiglia quando il marito o la moglie o entrambi diminuiscono o perdono il lavoro? Come far fronte a questa situazione nel migliore dei modi?

Il licenziamento reale o temuto

LIcenziamentoDiego è un giovane uomo di 35 anni che sta rischiando di perdere il lavoro. Non l’ha ancora perso e non sappiamo se davvero lo perderà. Ha ricevuto alcuni segnali che il suo posto è a rischio:  l’hanno trasferito ad un reparto di minor prestigio in azienda, gli hanno diminuito la paga, corrono voci di imminenti licenziamenti, il suo capo e alcune colleghe da un po’ di tempo lo prendono di mira e ad ogni sbaglio lo rimproverano come se lo sbagliato non fosse una azione ma lui stesso, come persona. Si sente a disagio e ha cominciato a soffrire di insonnia, ansia ed esplosioni di rabbia.

Diego è sposato da poco e la moglie non lavora ancora dopo aver terminato gli studi. SI sono sposati con la promessa che si sarebbero aiutati e il suo lavoro “sicuro” avrebbe sostenuto entrambi fino al momento dell’inserimento lavorativo della donna.

Cosa succede nella testa di Diego? Sono nate delle paure. Quando gli chiedo quali siano le sa elencare bene:

  1. Paura di perdere il posto di lavoro.
  2. Paura di non poter pagare il mutuo della casa.
  3. Paura di perdere la relazione con la moglie e che lei lo lasci dopo il licenziamento temuto.

Ecco le paure che agitano i suoi sonni, che gli montano la rabbia contro un trattamento che ritiene ingiusto dopo anni di lavoro leale in azienda, che lo mettono in condizione di agire guidato dagli impulsi e non dalla riflessione pacata.

Molte persone oggi si trovano in condizioni simili e questo può portare veleno nelle relazioni familiari: l’ansia di Diego porterà la moglie a spaventarsi a sua volta e a cominciare a diffidare di lui oppure a stringersi in un abbraccio solidale e confortante? L’ira di Diego  e i suoi comportamenti fuori le righe in azienda porteranno i suoi colleghi e capi a bollarlo come tipo strano e scomodo? Sarà quindi uno di quelli che viene messo in prima posizione alla lista dei licenziabili oppure innescherà un processo virtuoso di segnalazione del disagio che attraverso una buona gestione dell’Ufficio del personale e del Servizio di Medicina del Lavoro saprà accoglierlo e sostenerlo nel disagio?

Come andrà a finire?

jobs-act-love-actNon possiamo sapere come la storia proseguirà ma certamente le due strade intraviste portano ad esiti completamente diversi. La rovina personale che si materializza nella perdita del lavoro, della relazione coniugale e nel fallimento delle speranze future, che lo costringerà a tornare dagli anziani genitori o a rifugiarsi nell’alcol o nella malattia mentale. La accettazione della dura realtà e lo stringersi di relazioni solidali, nella coppia, con gli amici, nella comunità sociale e religiosa, in azienda. Tali relazioni fondate sul rispetto, sull’ascolto, sulla condivisione della sofferenza generano soluzioni creative per affrontare le ragioni della crisi e prevenire i suoi esiti nefasti.

E’ il processo virtuoso che vogliamo innescare con il Progetto Famiglia Portavalori in Rete, e con le sue buone pratiche (Gruppi di acquisto familiari).

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Muggiò in prima linea per la legalità

Il comune di Muggiò si conferma tra i più attivi in Brianza nel sostegno e nella promozione della legalità. Tra febbraio e maggio l’amministrazione comunale ha messo in campo un calendario fitto di iniziative che, assieme ad alcune associazioni,  vedono il coinvolgimento anche degli istituti scolastici a tutti i livelli.

Educarsi alla legalità a Muggiò (MB)

Il progetto complessivo – ci dice il consigliere comunale con delega alle politiche famigliari Moreno Merati – è promosso congiuntamente dal Tavolo Famiglie in rete del comune e dal Comitato La Famiglia LIBERA energie contro le mafie (composto da AFI, Acli, Comitato soci Coop e Libera). Entrambi hanno messo a disposizione i fondi necessari, che per la maggior parte andranno a sostenere le iniziative nelle scuole, mentre una parte significativa circa € 1.000 servirà a coprire parte delle spese di quegli studenti che decideranno di partecipare ai campi di lavoro estivi di Libera sui terreni confiscati alle mafie. 12715717_1707920879443571_1324480080538564545_nL’intento dell’amministrazione – ci dice Merati – è quello di promuovere, attraverso l’informazione, la formazione e l’impegno, il coinvolgimento delle forze sane del territorio nelle politiche di cittadinanza attiva.  AFI e il Comune stanno avviando un GAF (gruppo di acquisto familiare) anche a Muggiò. Sono già attivi a Lissone, Limbiate, Seveso e Garbagnate M.se. Si stanno attivando alcune famiglie disponibili a condividere il fare la spesa in un circuito di “Consumo Consapevole”, inoltre s’intende sostenere almeno tre famiglie muggioresi che si trovano in una situazione di disagio economico a causa della perdita del lavoro.

Il progetto “Educazione alla legalità” prevede l
a presentazione di libri sul fenomeno mafioso e la  rappresentazione di uno spettacolo teatrale sempre a tema.

Nelle scuole elementari si sta realizzando un progetto condotto da volontari dell’associazione Libera assieme ai docenti, denominato “C’è un treno per Muggiò…”. Il progetto intende sensibilizzare i bambini sull’importanza e il senso delle regole e delle leggi come base della convivenza civile, utilizzando un linguaggio e una modalità che siano al contempo alla portata dei fanciulli e di stimolo alla loro fantasia. Il progetto sensibilizzerà, inoltre, sul valore del rapporto tra le generazioni e sulla tematica del riuso e del riciclo.  Gli elaborati dei ragazzi verranno consegnati al Sindaco alla fine dell’anno scolastico. Nelle scuole medie è previsto un progetto sul gioco d’azzardo. Mentre alle superiori, presso l’ITC Martin Luther King si stanno svolgendo incontri, destinati alle classi quinte, con figure impegnate nel contrasto alle organizzazioni mafiose.

Ci dice la dirigente Angela De Sario:

“Teniamo molto al tema della legalità e vogliamo portarlo all’attenzione dei ragazzi. La percezione che loro hanno del fenomeno della criminalità organizzata è che esso abbia a che fare più che altro con la prostituzione e lo spaccio, manca la consapevolezza delle interferenze nella vita quotidiana (ma questo vale anche per gli adulti!). Del progetto si è  occupata la commissione legalità, formata da docenti di diritto, lettere, storia e filosofia.  Esso rappresenta un’occasione importante per avviare una riflessione, ma ci sarà bisogno di tempo”.

Un testimone della legalità tra noi il 21 marzo

Padre Maurizio Patriciello sarà a Muggiò il 21 marzo 2016
Padre Maurizio Patriciello

L’appuntamento principale sarà il lunedì 21 marzo con Padre Maurizio Patriciello, attivo da anni nella difesa delle popolazioni che vivono nelle “Terre dei fuochi”, sui terreni avvelenati dai rifiuti tossici smaltiti per anni illegalmente da parte di aziende in affari con i clan camorristici. Ai ragazzi verrà offerta la possibilità di partecipare ai campi estivi di Libera, presso le cooperative che coltivano prodotti agricoli sui terreni confiscati o provvedono alla riqualificazione di stabili e proprietà che erano appartenute a famiglie mafiose e che, attraverso il loro riutilizzo sociale, vengono ad essere restituiti alla cittadinanza.

Tutto si concluderà il 28 maggio, con una Festa della Legalità che animerà vie del centro cittadino. Un plauso a Muggiò!

D.T.

 

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NON E’ UN GIOCO DA RAGAZZI: Il Progetto ” Non giochiamoci la vita “

Proseguo il tema dell’articolo precedente per spiegare le modalità e gli obiettivi del progetto “ Non Giochiamoci la Vita “ progetto che ha coinvolto ragazzi delle scuole superiori di Monza e Brianza e di cui vi ho anticipato i risultati del sondaggio.

Gli interventi che sono stati realizzati nella scuola secondaria di secondo grado ( in questo caso un istituto professionale di Monza) si sono posti l’obiettivo di  avviare tra i ragazzi una discussione più ampia sul consumo di azzardo. Sono stati messi a punto due diversi moduli di intervento.

Nel primo il tema scelto è stato Fortuna o Abilità

Nel corso della discussione i ragazzi hanno portato esperienze personali e familiari, sono  state esaminata le numerose “credenze popolari” legate soprattutto alle reali possibilità di vincita nei giochi d’azzardo e a quella di rientrare nelle spese sostenute continuando a giocare.

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Non giochiamoci la vita, il progetto contro l’azzardo a Monza e Brianza

La prevenzione con i ragazzi non può trascurare l’attivazione e il ricorso alla propria esperienza di vita, come narrazione sulla quale indebolire i fattori di rischio e rafforzare i fattori protettivi.

Questo primo modulo ha sollevato la maggior parte degli interventi, delle discussioni e delle prese di posizione  dei ragazzi intorno al mai abbastanza dibattuto status legale dei giochi d’azzardo ( la cosa che li ha maggiormente sorpresi è stato scoprire come lo stato sia corresponsabile ed anzi guadagni cifre ingenti dal gioco d’azzardo) e soprattutto della loro promozione e pubblicizzazione percepita dagli studenti come molto pervasiva, pesante e onnipresente.

Il secondo modulo Se il gioco diventa azzardo

ha messo invece maggiormente l’accento sul profilo del  giocatore, sulla molteplicità di offerte che caratterizzano l’azzardo legale, all’interno delle quali possono nascere situazioni problematiche e infine su quali sono i segnali da cogliere e le risorse territoriali a cui far riferimento in questi casi.

Con gli studenti abbiamo inoltre organizzato una conferenza di approfondimento in cui hanno potuto ascoltare testimonianze di un gestore di un bar che ha deciso di eliminare le slot machine dal suo locale, ragionare d’azzardo con alcuni componenti del comitato scientifico del progetto, incontrare uno sviluppatore di software che, con alcuni esempi di videogiochi realizzati per l’occasione, ha introdotto il tema del gioco online ed ha dimostrato nel concreto una serie di dati ormai a conoscenza dei ragazzi che hanno partecipato ai laboratori: non c’è alcuna abilità nell’uso delle slot, è impossibile recuperare tutto il denaro giocato, il software rilascia piccole vincite dopo serie negative proprio al fine di rafforzare la voglia ed il desiderio di giocare.

App contro il gioco d’azzardo

Infine un gruppo di studenti ha partecipato ad un laboratorio extrascolastico durante il quale i ragazzi hanno collaborato alla progettazione di una app da utilizzare nella prevenzione del gioco d’azzardo, ipotizzando una gamification cioe l’utilizzo del gioco come mezzo per far passare messaggi e contenuti.

Per far ciò i ragazzi hanno ipotizzato mini-giochi d’azzardo al termine dei quali i trucchi e i vincoli vengono svelati, sistemi per tener conto di  quanto denaro è stato puntato e vinto o perso nell’uso dei minigiochi, riferimenti ai servizi del territoio

I riscontri forniti dagli studenti confermano comunque che i rischi connessi al gioco d’azzardo sono ancora molto sottovalutati: gli ingenti interessi economici in gioco, il giudizio morale,i sentimenti di vergogna che affliggono i giocatori e le loro famiglie producono indifferenza e omertà.

La sfida che dobbiamo affrontare può quindi essere solo educativa e culturale e non riguarda solo i ragazzi ma  in gran parte anche gli adulti in veste di genitori, insegnanti, operatori ed educatori, gestori  commercianti e forze dell’ordine perché tutti siamo consumatori e come tali, fatte le debite differenze, potenziali vittime della pressione culturale al consumo acritico.

Anna Martinetti, Monza

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