Da qui in avanti: fine progetto e rilancio

Chiudiamo in questi giorni il progetto 2015-2016 La Famiglia Portavalori in Rete con una semplice festa a Garbagnate domenica 26 giugno 2016. Nello stesso fine settimana si svolge a Verona l’importante convegno promosso da AFI nazionale in cui il nostro progetto viene presentato e promosso. Di seguito ne diamo notizia ed approfondimenti.

AfiNazionale
Il logo di Afi Nazionale

Un percorso implica una meta, un punto di arrivo. Il tempo a disposizione del progetto avviato nello scorso ottobre è ormai completato e ci ritroveremo; membri dei Gruppi di Acquisto Familiare, Famiglie sostenute da loro, simpatizzanti e collaboratori vari per incontrarci, parlare e vivere un momento di amicizia e festa insieme. E’ importante che ci ritroviamo per sostenere e rinforzare le relazioni tra noi e ampliare la rete che stiamo costruendo.

SchemiFamigliaPortavalori

Nel contempo a Verona di svolge il convegno di AFI (associazione delle Famiglie Italiane) nazionale per la celebrazione del suo XXV anno associativo. In questo contesto il nostro presidente Cesare Palombi porterà il racconto di ciò che stiamo facendo e continuerà a tessere, instancabile, la rete di contatti che ci sta portando a rendere il nostro progetto valido e espandibile in Italia e anche in Europa.

Vi invitiamo a dare un’occhiata ai link sopra indicati e naturalmente a partecipare alla festa di Garbagnate!

2016_06_26-festaGarbagnate

 

 

 

 

 

Una marcia contro le mafie a Seregno

Il 23 maggio di 24 anni fa avveniva la strage di Capaci. Oggi dopo tanti anni la guerra contro le Mafie è necessaria più che mai. Diverse associazioni del territorio ce l’hanno ricordato organizzando la marcia di commemorazione a Seregno. Ecco la nostra cronaca.

Liberare Seregno dalle mafie. E’ all’insegna di questo impegno che Libera,  le ACLI, i sindacati e oltre quindici associazioni  hanno deciso di commemorare il 23 maggio a Seregno il 24° anniversario della strage di Capaci in cui furono assassinati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.  Nel comunicato le organizzazioni promotrici spiegano :”Abbiamo scelto Seregno perché da ormai un decennio in questa città si sono verificati  fatti riportati dalla stampa che ci preoccupano, e che prefigurano il significativo rischio di un vero e proprio saccheggio del territorio per mano mafiosa. Gli attentati degli anni 80, e più recentemente la faida della locale di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano, la comparsa ripetuta della città di Seregno negli atti dell’inchiesta “Infinito” del 2010 e dell’operazione “Ulisse” del 2012 dimostrano la persistente presenza mafiosa nel tempo, a cui vanno aggiunti i preoccupanti avvenimenti degli ultimi mesi”. Si fa riferimento alla chiusura di alcuni esercizi commerciali in città su ordine della Prefettura per pericolo di infiltrazione mafiosa, precisando che, in uno di questi locali “ hanno scelto di organizzare eventi nell’ambito della campagna elettorale l’ex sindaco in occasione delle elezioni europee del 2014, e l’attuale sindaco in occasione delle elezioni amministrative del 2015. Il giorno dopo la chiusura sulla saracinesca di uno dei locali è apparso un lenzuolo recante la scritta “Noi vi vogliamo bene”, episodio tipico dei contesti ad alta densità  mafiosa”. Nel comunicato si ricorda anche: ”lo sfogo dai toni minacciosi davanti alle telecamere, che ha fatto il giro del web, dell’ex sindaco contro la redazione di un giornale online che aveva spesso rilevato, chiedendone conto, dei rapporti tra membri dell’amministrazione comunale e persone coinvolte, a vario titolo, nelle inchieste legate alle infiltrazioni mafiose”.  La sera del 23 maggio, centinaia di persone hanno partecipato a una fiaccolata per le vie del centro città,  sfilando anche davanti agli esercizi oggetto dell’interdittiva antimafia. Al termine, al cinema Roma c’è stata la proiezione del film in prima visione “ERA D’ESTATE”, sull’esilio all’Asinara di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Contro le Mafie a Seregno 23 maggio 2016
Liberiamoci dalle Mafie: lo slogan della manifestazione a Seregno del 23 maggio 2016

A  partire dall’inchiesta “Infinito” , che ha rivelato l’inquietante livello di presenza e di radicamento delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio, le associazioni antimafia si stanno impegnando  affinché  fra i cittadini, le associazioni e le istituzioni cresca la consapevolezza. In un  convegno  tenutosi  ad aprile presso il comune di Desio sulle mafie e l’illegalità, con la presenza di magistrati, docenti universitari e studiosi quali Nando Dalla Chiesa,  è stata denunciata la troppa disattenzione che sul nostro territorio circonda il fenomeno.  Alcuni comuni istituiscono commissioni antimafia, che spesso si limitano a organizzare giornate di promozione della legalità a cui però non seguono azioni più incisive, mentre la tematica dovrebbe essere al centro  dell’azione  istituzionale. Gli operatori  economici , quando incontrano la mafia,  spesso sono  lasciati soli e non trovano ascolto da parte delle associazioni di categoria. La mafia – è stato sottolineato –  è attenta a insinuarsi nelle nostre disattenzioni, realizza i suoi affari quando ci interessiamo solo ai nostri, ha stabilito nel tempo relazioni con amministratori e figure istituzionali in un meccanismo di scambio reciproco, ha creato attività commerciali e si è appropriata delle nostre. Tutto questo avviene ed  è avvenuto nell’indifferenza generalizzata.  All’insegna del motto ”Rop del comun, rop de nisun..!”,  finchè va bene non ci si pensa, quando i servizi pubblici iniziano a essere carenti, il cittadino comincia a farsi qualche domanda. Da parte delle istituzioni è necessaria formazione, continuità e conoscenza del fenomeno – è stato ribadito-. Allo stesso  tempo  è necessario  però anche l’impegno dei cittadini, dare l’esempio in prima persona rifiutandosi di frequentare locali  “discussi” o sospetti .  Occorre anche prevenzione: in una scuola di Cesano Maderno i ragazzi hanno saputo riconoscere Totò Riina, mentre Giovanni Falcone non è stato riconosciuto.

D.T.

I nostri ragazzi e il grave problema del gioco in età giovanile

Ho fatto in questi giorni una ricerca su quali fossero le indagini più attendibili e più aggiornate in campo nazionale e tra le tante ne ho trovata due secondo me molto significative sia per il numero di casi esaminati sia per la serietà degli enti che l’hanno eseguita.

Il IX Rapporto di  aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

In Italia L’11,5% degli adolescenti fra i 14 e i 17 anni dice di giocare regolarmente d’azzardo online. Il 13% spiega di scommettere in rete (le opzioni erano ovviamente molteplici e dunque le percentuali, evidentemente, si accavallano l’una all’altra) per il 77% sul calcio e per il 10,4% su altri sport.

azzardoIl 29% ha invece fatto il passo fuori di casa e punta nei centri scommesse luoghi in cui specie i 17-19enni entrano in contatto con un diverso paradigma del denaro e dei valori, legandosi a contesti poco raccomandabili.

Il report, che ci dà una fotografia preoccupante, disegna una generazione dell’eccesso. Fatta non solo di azzardo online e offline ma di alcol, fumo, troppa tv e disinibizione sui social network. Il 63,4% ha detto di aver consumato una sostanza fra tabacco, alcol e cannabis nei trenta giorni precedenti la rilevazione.

Difficile come il rapporto col denaro, anche quello con la propria sfera individuale e la sua proiezione verso un esterno ancora forse poco chiaro nelle sue potenziali conseguenze. Per il 60% il concetto di privacy online è infatti assai fumoso: sostiene infatti che condividere le proprie foto a sfondo sessuale sia una scelta individuale.

Ma affettività ed emozioni non si sa cosa siano e quando quegli scatti innescano magari fenomeni di cyberbullismo (secondo altre indagini il 10% dei presidi ha dovuto gestire situazioni simili, senza che – nel 25% dei casi – i genitori riuscissero a comprenderne la gravità) allora tutto cambia. Nonostante tutto, è il dato sul gioco d’azzardo online e nelle sale che colpisce di più. Difficile spiegarsi questa dipendenza da scommessa, certo alimentata e sostenuta dalle legislazioni criminali che consentono la proliferazione di esercizi commerciali dedicati che a loro volta distruggono il tessuto urbano, degli spot pubblicitari, delle sponsorizzazioni sportive, dei faccioni di campioni e vip assortiti.

Sono infatti ancora 420mila le macchinette che infestano oltre 83mila locali generalisti come bar, tabaccherie e di altro genere a cui si aggiungono 52mila vlt (Video Lottery) collocate nei famosi “minicasino”, per un bilancio dell’azzardo legale da 88,2 miliardi di euro (2015).. I numeri sarebbero moltissimi e assolutamente chiari. In questo caso raccontano banalmente che il gambling (giocare d’azzardo) esercita una pressione spaventosa sui più giovani che ne stanno pericolosamente introiettando pratiche e abitudini.

La ricerca di Nomisma

Nel secondo caso la ricerca è stata effettuata da Nomisma – in collaborazione con l’Università di Bologna (Dipartimenti di “Scienze Economiche”, “Sociologia e Diritto dell’Economia” e “Scienze Mediche e Chirurgiche”).

Si tratta di un’indagine che ha coinvolto un ampio campione di scuole secondarie di secondo grado italiane e ha visto la partecipazione di oltre 14.000 ragazzi dai 14 ai 19 anni.

I dati indicano che nel corso dell’ultimo anno scolastico il 54% dei giovani studenti italiani ha tentato la fortuna almeno una volta: si tratta di 1,3 milioni ragazzi; tra questi, il 74% dichiara di sostenere una spesa media settimanale per i giochi inferiore a 3 euro.

Numeri che sono un segno inequivocabile del fascino che il gioco, con le sue attrattive (sfida della sorte, aspetti ludici, speranza di un cambiamento di vita radicale), esercita sui ragazzi. Si prova il gioco d’azzardo innanzitutto per curiosità (il 30% indica tale fattore come motivazione principale che ha indotto a sperimentare per la prima volta il gioco d’azzardo), per caso (23%) o perché il gruppo di amici già giocava (14%).

Nella classifica dei giochi più popolari svettano il Gratta & Vinci (durante l’anno scolastico 2014/2015 lo ha sperimentato il 38% degli studenti 14-19 anni), le scommesse sportive in agenzia (25%) e i Giochi di abilità online (20%). Rispetto al 2008 (anno della precedente indagine Nomisma sul gioco d’azzardo tra i giovani), si riscontra una perdita di appeal dei giochi “tradizionali” (Superenalotto e Lotto), a favore dei giochi a tema sportivo e dei giochi online.

Il 10% degli studenti delle scuole secondarie superiori è frequent player, ha giocato, cioè, una volta a settimana o anche più spesso.

Qual è l’identikit del giovane giocatore d’azzardo?

La propensione al gioco non è uniforme e varia per tipologia di gioco, genere e contesto sociale e familiare degli studenti. Vi sono alcuni fattori che incidono sulla propensione al gioco d’azzardo: innanzitutto il genere. L’incidenza del gioco d’azzardo è sensibilmente maggiore tra i ragazzi (63% rispetto al 43% delle ragazze). Altri fattori incisivi sono: area geografica, età, tipo di scuola frequentata e background familiare. La propensione al gioco è maggiore nel Sud-Isole (64% dei giovani gioca vs il 43% al Nord), per i maggiorenni (61% contro il 51% dei minorenni), negli istituti tecnici e professionali (rispettivamente 60% e 59% vs 49% dei licei) e nelle famiglie in cui vi è un’abitudine al gioco (65% vs 10% in famiglie non giocatrici).

Un dato nuovo ed interessante:

Oltre alle motivazioni sociali, l’interesse per il gioco d’azzardo è legato all’incapacità di valutare la struttura probabilistica della possibile vincita. La propensione al gioco è infatti direttamente correlata al rendimento scolastico in matematica: la quota di giocatori raggiunge il 68% tra chi ha un rendimento insufficiente , mentre è pari al 50% tra chi ha votazione superiore a 8 decimi.

Come individuare il possibile gioco problematico tra gli adolescenti?

Young Millennials Monitor Nomisma in collaborazione con l’Università di Bologna propone inoltre uno strumento di screening internazionale (SOGS-RA) che indaga la presenza di eventuali sintomi capaci di rivelare gli effetti negativi derivanti dal gioco tanto sulla sfera psico-emotiva (ansia, agitazione, perdita del controllo), quanto su quella delle relazioni (familiari, amicali e scolastiche).
L’indicatore SOGSRA individua nel 6% DEGLI STUDENTI ITALIANI LA QUOTA DI RAGAZZI CON APPROCCIO PROBLEMATICO AL GIOCO che si manifesta attraverso disagi psico-emotivi o relazionali associati al gioco d’azzardo. Un ulteriore 10% degli studenti, inoltre, segnala i primi potenziali segnali di rischio di approccio problematico al gioco.

Una dimensione aggiuntiva, da non trascurare nella descrizione degli adolescenti giocatori, è la condizione di malessere, che può essere indagata con metodi diversi, sia diretti che indiretti.

Tra gli adolescenti, ad esempio, c’è un FORTE CONSUMO DI SUPERALCOLICI (LA METÀ NE FA USO E UN TERZO LI ASSUME ALMENO 1 VOLTA ALLA SETTIMANA) E DI ENERGY DRINKS. Il 13% usa stupefacenti (l’8% in maniera continuativa). Un quarto degli adolescenti utilizza farmaci almeno 1 volta alla settimana (l’uso aumenta con l’aumentare dell’età, è più frequente nel nord Italia e nei licei rispetto alle altre scuole superiori) e tra i principali motivi di uso continuativo di farmaci si trovano il mal di testa, sintomi influenzali e stanchezza, disturbi gastrointestinali, ragioni che non coincidono con malattie da trattare in maniera intensiva: questi comportamenti possono essere indice di uso inappropriato dal punto di vista clinico e di malessere dal punto di vista socio-sanitario.

Anna Martinetti