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Zamagni: Politiche con le famiglie e non per le famiglie!

Riportiamo l’intervento integrale dell’economista Stefano Zamagni al convegno 25° Afi a Verona.

“… Se la famiglia è un generatore di felicità e ciò produce un aumento di ricchezza, allora perché si fa di tutto per metter in difficoltà la famiglia? Purtroppo mi hanno insegnato che la verità va detta anche quando è scomoda. Questo vuol dire che dobbiamo smetterla con un atteggiamento paternalistico che in Italia genera un approccio alle politiche familiari prevalentemente assistenzialistico. Facciamo per la famiglia! No è la famiglia che fa per te. Nei confronti della famiglia bisogna applicare il principio di restituzione che vuol dire che bisogna dare alla famiglia ciò che gli spetta per restituzione a fronte di quello che dona alla comunità, bisogna dargli le ali per volare ed essere se stessa: una sana risorsa per il bene comune e il futuro del paese. Insomma si deve riconoscerle il ruolo di produttore e non di consumatore di welfare.

Quindi si deve parlare di politiche con le famiglie e non per le famiglie…”

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AVVENIRE: ecco come funziona la spesa solidale

L’esperienza. Gruppi d’acquisto familiari: ecco come funziona la spesa solidale


La rete voluta dall’Associazione delle famiglie (Afi) privilegia acquisti convenienti da recapitare a domicilio. Creando lavoro per un gruppo di padri di famiglia disoccupati
Foto dall'archivio Ansa

Foto dall’archivio Ansa

La solidarietà non vuole sconti. Chi decide di entrare in una rete Gaf (Gruppi di acquisto familiare) non punta al 3×2, ma fa una scelta ‘politica’. Con la sua opzione ribadisce cioè che la famiglia, anche quando fa la spesa, è soggetto sociale, economico e, quindi, anche politico. Se poi i criteri seguiti per gli acquisti sono quelli del consumo consapevole, del rispetto del lavoratore e dell’ambiente, anche la convenienza non è disprezzabile.

Ma come è possibile che l’acquisto di un etto di prosciutto, quattro zucchine e due scatole di biscotti sia così rilevante da diventare addirittura una decisione politica? Ci sono varie strade per rendersene conto. La più immediata è quella di trascorrere un po’ di tempo con un gruppo di ex disoccupati che, proprio grazie alle scelte economiche di un centinaio di famiglie solidali, hanno potuto ritrovare, con la dignità del lavoro, anche la fiducia in se stessi.

Alcuni degli operatori del progetto Gaf a Limbiate, in provincia di Monza

Alcuni degli operatori del progetto Gaf a Limbiate, in provincia di Monza

Siamo a Limbiate, hinterland milanese, nel magazzino messo a disposizione da una parrocchia. Una decina tra uomini e donne smista la merce consultando il ‘foglio d’ordine’, inscatola, sigilla, spedisce. Poi con i furgoni la spesa arriverà al domicilio chi l’ha ordinata. La stessa procedura insomma già da tempo adottata dai colossi della grande distribuzione. Stesso metodo, profondamente diverso l’obiettivo. Fare la spesa qui, via web naturalmente, vuol dire aiutare le persone più sfortunate a diventare protagoniste del proprio riscatto. Ma, allo stesso tempo, mettere a fuoco una consapevolezza decisiva: le scelte di ogni famiglia pesano sul futuro di tutti.

La ricetta dei gruppi di acquisto familiare – progetto Afi, associazione delle famiglie – è tanto semplice da apparire banale. Però era necessario che qualcuno ci pensasse e fosse disposto a dedicare tutto il suo tempo libero, e non solo, per trasformarla in buona prassi a disposizione di tutti. In questo caso la persona ha il volto e il cuore di Cesare Palombi che fa parte del direttivo nazionale Afi.

«Questo progetto è partito in sordina – racconta – ma oggi coinvolge già una decina di piccoli Comuni della Brianza milanese. Abbiamo poi definito accordi per trasferire l’esperienza Gaf in realtà più importanti come Sesto San Giovanni e, entro il 2018, Milano». All’orizzonte poi spuntano altre aree del territorio nazionale dove Afi è presente, tra cui Veneto, Emilia, Calabria. Facile comprendere che quanto più si allargherà l’esperienza, tanto più numerose saranno le persone aiutate. I numeri parlano chiaro. Oggi, grazie a un centinaio di famiglie che fanno la spesa attraverso i Gaf, è stato possibile offrire un lavoro part-time a 14 persone. «Abbiamo scelto di puntare su over 35 disoccupati con figli, italiani o immigrati», continua Palombi.

Indicazioni chiare anche per la scelta della grande distribuzione. Solo marchi della rete Confcooperative – quindi Unes, U2, Sigma. Famila – perché «ci assicurano un controllo di filiera trasparente che da un lato offre garanzie ambientali e di rispetto dei lavoratori, dall’altro mette al riparo da rischi legati all’infiltrazione delle cosiddette agromafie». E sarebbe strabico un impegno solidale che ignorasse il riferimento della legalità. «E poi – osserva ancora il responsabile dell’iniziativa – il ritiro della spesa diventa occasione di incontro e si attivano relazioni di buon vicinato e mutuo autoaiuto. Le persone che hanno la possibilità di tornare a lavorare non sono oggetto di semplice assistenzialismo».

C’è insomma un differenza profonda tra la distribuzione di pacchi viveri – comunque benemerita – e la logica a cui si ispira la rete Gaf che, attraverso la promozione umana, punta alla riqualificazione della persona. E con i Gas (gruppi di acquisto solidale) c’è qualche parentela? «Sono realtà importanti e lodevoli – conclude Palombi – ma puntando sulla qualità, sul km zero e sulla sostenibilità ambientale spesso sono costretti a imporre prezzi che per le nostre famiglie sono troppo elevati. Magari un giorno potremmo arrivarci. Al momento la grande distribuzione ‘etica’, con i criteri a cui sopra facevamo riferimento, ci consente il compromesso più accettabile».

Cosa sono i BUONI SCONTO DI VICINATO ?

Buoni Sconto di Vicinato ovvero buoni spesa che ognuno può ricevere a fronte di un’offerta libera, spendibili attraverso una rete di negozi e supermercati di vicinato, convenzionati con AFI (elenco QUI disponibile su www.famigliaportavalori.it )

Una proposta per creare un circuito virtuoso tra comunità locali, associazioni e commercianti, nel tentativo di sostenere un’economia più “civile” contro quella “incivile” che uccide … (rif. Papa Francesco, Laudato Sì )

Nella pratica trattasi di buoni sconto fruibili a fronte di una spesa minima di euro 30

valido ogni 30 € di spesa
fac simile buono sconto

Per informazioni: gaf.assistenza@gmail.com

NON POSSO AIUTARTI… SENZA DI TE: la sussidiarietà circolare (parte seconda)

Riprendiamo l’approfondimento dei principi ispiratori delle nostre progettualità studiati dall’economia civile. Dopo aver approfondito nello scorso numero il welfare generativo parliamo del principio di sussidiarietà circolare.

Se, come abbiamo visto, è necessario che sia la società nel suo complesso a prendersi cura dei suoi cittadini in modo universalistico, è evidente che occorre mettere in interazione strategica i tre vertici di un “triangolo magico”, cioè le tre sfere di cui si compone l’intera società:

  • la sfera dell’ente pubblico (stato, provincia, regioni, enti parastatali, ecc.),
  • la sfera delle imprese, ovvero la business community,
  • la sfera della società civile organizzata, quella dell’associazionismo (volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, organizzazioni non governative, fondazioni).

NO profit, impresa ed ente pubblico devono interagire tra di loro in maniera organica e sistematica sia in fase di progettazione degli interventi sia nel momento della loro esecuzione.

Sussidiarietà Circolare
NO profit, impresa ed ente pubblico devono interagire tra di loro in maniera organica e sistematica sia in fase di progettazione degli interventi sia nel momento della loro esecuzione.

Ebbene, l’idea della sussidiarietà circolare è tutta qui: le tre sfere devono  poter trovare modalità di interazione sia per progettare gli interventi che si ritiene di porre in campo sia per assicurarne la gestione. E’ più che mai necessario cominciare a parlare di sussidiarietà circolare perché privilegiare il rapporto tra ente pubblico e NO profit tipico della sussidiarietà orizzontale non è più sufficiente.

Il vantaggio di adottare il welfare generativo e il conseguente principio della sussidiarietà circolare sta nella possibilità di superare le difficoltà del welfare state di cui abbiamo parlato.

Innanzitutto, con questo modello sarebbe possibile reperire le risorse necessarie dal mondo delle imprese. Quando si dice “mancano le risorse” ci si riferisce normalmente a quelle pubbliche, non a quelle private, che al contrario, sono ben presenti. Il punto è che sinora nessuno ha pensato di attingere a queste risorse, quelle provenienti dal mondo delle imprese, per incanalarle verso la fornitura di servizi di welfare.

In secondo luogo, la presenza dell’ente pubblico diventa fondamentale all’interno di questo meccanismo, in quanto esso deve vigilare per garantire l’universalismo. Il pericolo dell’esclusione di alcuni gruppi sociali dalla fruizione dei servizi deve essere sempre tenuto presente.

Il mondo della società civile, che noi continuiamo a chiamare NO profit o terzo settore (ma sarebbe meglio parlare di organizzazioni della società civile), occupa un posto  speciale nella triangolazione in quanto portatore di conoscenze specifiche. Chi può sapere meglio di un’associazione di volontari se in un certo quartiere della città c’è qualcuno che avverte un particolare bisogno? Queste informazioni possono pervenire solo da chi opera sul territori, vicino alle persone. Inoltre, questi soggetti sono nella condizione di poter assicurare modi di gestione e capaci di elevare la qualità.

Alla luce di quanto precede, si comprende anche meglio quale sia la nuova frontiera degli enti locali. Il Comune è una invenzione  squisitamente italiana: i primi Comuni nascono a partire dall’XI secolo, il secolo del risveglio europeo, i Comuni sono stati una grande forza di sviluppo sociale ed economico e soprattutto di incivilimento. Del modus operandi dei comuni è rimasta traccia nella stessa architettura: nella piazza principale della città, infatti, c’è il municipio, la cattedrale e la loggia dei mercanti.

Questa struttura corrisponde esattamente alla triangolazione Ente Pubblico – Società Civile – Mondo dell’Impresa di cui abbiamo parlato sopra e che nelle nostre progettualità si traduce con: la rete dei “Comuni Amici della Famiglia”, l’associazionismo familiare (nelle sua articolazioni sia formali che informali), la rete delle imprese “Family Friendly”.

Alessandro Radaelli

NON POSSO AIUTARTI… SENZA DI TE: ecco il “welfare generativo”

(Parte Prima)

Cos’é il welfare generativo ? Lo scoprirete leggendo il nostro articolo. Una delegazione rappresentativa del team di Famiglia PortaValori in Rete ha presenziato lo scorso 14 novembre presso il Centro Diocesano di Via San’Antonio a Milano alla presentazione del primo Bilancio di Missione dell’Azione Cattolica Ambrosiana.

Durante la presentazione è intervenuto il prof. Stefano Zamagni, economista e già presidente dell’Agenzia nazionale per il terzo settore che, oltre a sottolineare alcune caratteristiche fondamentali per l’associazionismo cattolico, ha poi indicato programmaticamente quali dovrebbero essere le aree di intervento dove è importante essere presenti: l’educazione, la cultura e il sociale.

Zamagni il teorico del welfare generativo
il Prof. Stefano Zamagni

Con particolare riferimento al terzo ambito, ovvero quello del sociale, abbiamo potuto approfondire alcuni concetti e trovare conferma sul piano degli studiosi di economia di quanto quotidianamente tentiamo di realizzare con i nostri progetti.

“Vediamo come – ci spiega Zamagni – da un modello di welfare redistributivo si stia piano piano passando ad un modello denominato welfare generativo (che gli anglosassoni chiamano welfare society)”. In pratica è sempre più necessario che “gli ultimi” siano parte attiva della società e per far questo l’associazionismo deve aiutare a sperimentare forme locali (welfare generativo appunto). Ciò si ottiene promuovendo bandi e progetti, sostenendo le reti fra le famiglie e le associazioni dei territori, riattivando fraternità e aiuto reciproco fra le persone.

I modelli di riferimento illustrati dal prof. Zamagni sono esattamente i pilastri su cui si basa e ispira l’azione delle progettualità di “Famiglia PortaValori in Rete”.

Addentriamoci allora con l’aiuto delle parole del professore all’interno dei principi ispiratori che sono: welfare generativo, economia civile e sussidiarietà circolare. Ci soffermiamo in questo numero sul welfare generativo e rinviamo al prossimo la sussidiarietà circolare.

Verso un welfare generativo

La reciprocità è un dare senza perdere e un prendere senza togliere” (Stefano Zamagni)

Da 15 anni circa a questa parte, si è cominciato a parlare di transitare dal modello di welfare state (stato del benessere) al modello di welfare society (welfare generativo). In questo sistema, è l’intera società, e non solo lo stato, che deve farsi carico del benessere dei suoi cittadini.

Il limite del welfare state è che si rivolge al soggetto portatore di bisogni senza chiedergli nulla in cambio. “Il tipo di welfare che è stato praticato nel nostro Paese – dice il professor Zamagni – è un modello paternalista che ci ha viziato e resi menefreghisti ed individualisti”. Chi ha bisogno di assistenza, invece, non deve rimanere in una posizione passiva, ma contribuire, ovviamente in base alle proprie possibilità e non necessariamente con il denaro, al “benessere reciproco”.

Transitare ad un modello di welfare generativo significa quindi fruire dei servizi di assistenza in maniera sociale e non individualistica.

Uno slogan, molto chiaro e di effetto di questo tipo di modello è infatti “non posso aiutarti senza di te”, principio che sta poi alla base delle teorie fondanti dell’economia civile.

(Nel prossimo numero la seconda parte della riflessione)

Alessandro Radaelli

 

Laudato Si’! Verso nuovi stili di vita

cover Laudato Si'Con la Enciclica Laudato Si’ dello scorso giugno Papa Francesco propone una lettura innovativa della crisi mondiale, che è socio-economica, ecologica ma soprattutto culturale. Mettere al centro l’uomo e la sua relazione con l’ambiente per trovare vie di produzione, consumo e gestione della cosa comune che permettano di affrontare serenamente il futuro: ecco la sfida che ci invita ad accogliere. Il consumo consapevole e la solidarietà tra famiglie e con le istituzioni civili e i soggetti economici sono tra i valori centrali del nostro progetto. Come GAF ci impegniamo anche noi in questa direzione.

Costruiamo una “ecologia integrale”. Sì perché l’uomo diviene pienamente se stesso e si compie se vive bene in relazione con gli altri e con tutta la creazione. Con queste parole Papa Francesco ci apre alla speranza di un futuro migliore per le nostre famiglie e per i nostri figli.

Egli ci invita a ricercare uno sviluppo sostenibile che cerchi di cambiare questa situazione di criticità e disagio planetario, che caratterizza la nostra epoca. L’ecologia integrale di cui ci parla si fonda su di un approccio sociale che richiama alla giustizia e alla salvaguardia del creato. Ci pone in ascolto del grido sia della terra, sia dei poveri. Quest’ultimi sono vittime e scarto di un economia che uccide!

zamagni
Stefano Zamagni

L’economista Stefano Zamagni scrive:

“La responsabilità è di quegli economisti che hanno sempre considerato le risorse naturali a disponibilità illimitata delle esigenze della produzione e dell’accumulazione di capitale. Ma anche di quegli ecologisti che hanno portato la concezione conservazionista agli eccessi, asserendo che la natura ha il primato sull’umano” (Avvenire 19/6/2015)

Con lungimiranza Papa Francesco in Laudato Si’ al n° 61 offre la via d’uscita:

“Esiste un grande deterioramento della nostra casa comune … c’è sempre una via d’uscita, possiamo sempre cambiare rotta”.

Ci propone un cambio di rotta che offra speranza a tutti, demitizza il mito ecologista e alla creazione riconosce il valore di dono divino per le future generazioni, che dobbiamo preservare. Il paradigma che ci propone si fonda saldamente sul pilastro della Dottrina Sociale che è la Destinazione Comune ed Universale dei Beni. Ci richiede di superare il primato tecnocratico, dominante sia in politica sia in economia. Non si tratta di sviluppare una critica moralista e sterile al progresso, bensì di allargare gli orizzonti ed aprirsi ad un’ecologia integrale dove umano e creazione si rispettino concedendosi ad una sana e piacevole armonia. Al n° 139 di Laudato Si’ si afferma con chiarezza:

Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”.

Viene proposto uno sguardo unitario che tenga assieme, per una convivenza sociale tutta improntata alla costruzione del bene comune, amore per il creato, solidarietà e opzione preferenziale per i poveri. Queste due sono le coordinate per stabilire le priorità per un autentico e reale sviluppo umano. Serve ridefinire il concetto di progresso, trasformare politica ed economia affinché si abbandoni una concezione idolatrica e magica del mercato. A conclusione della sua profetica enciclica Papa Francesco invita al cambiamento degli stili di vita. Noi diciamo sì ad un consumo più consapevole e come Gruppi di Acquisto Familiari ci sentiamo interpellati e accettiamo volentieri la sfida.

Cesare Palombi

Come i G.A.F. si prendono cura delle famiglie impoverite

Prendersi cura” è una delle parole importanti del cammino verso EXPO 2015, sia per il programma della manifestazione, sia per la traduzione che ne ha dato la Diocesi di Milano. Nel nostro progetto Famiglia porta-Valori in Rete, è presente una forte attenzione al prendersi cura delle famiglie impoverite. Vediamo come avviene dentro l’esperienza dei GAF, Gruppi di Acquisto Familiare.

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GAF di Lissone: dalle origini al futuro

In questo articolo continua la rassegna della storia della origine dei Gruppi di Acquisto Familiare della nostra area (Monza e Brianza). Tocca oggi al gruppo di Acquisto Familiare di Lissone.

La storia del GAF di Lissone inizia nel 2008 con un piccolo gruppo di famiglie. Queste famiglie, che facevano parte dell’Associazione di Solidarietà Familiare “Cinque pani”, spinte dalla voglia di fare anche acquisti più consapevoli insieme, con molto entusiasmo hanno iniziato a fare acquisti con uno spirito solidale supportati anche da alcuni GAS dei paesi vicini già ben strutturati e facendo propri tutti i principi che li caratterizzano. Dice Massimo Grandesso, il referente del gruppo GAF di Lissone:

“Per farci conoscere e per ampliare il numero dei contatti, abbiamo partecipato alla festa della famiglia promossa dal Forum delle famiglie di Monza e Brianza nell’Aprile 2012 e ad altre iniziative simili sul territorio di Lissone. Abbiamo poi deciso di trovare un nome accattivante per il nostro gruppo e l’idea è nata da ciò che caratterizza i nostri incontri con cadenza mensile, cioè un momento conviviale, nacque così il GAS-tronomico di Lissone”.

Negli anni la partecipazione delle famiglie fu altalenante a causa dell’impegno necessario per sostenere tutte le attività del gruppo come la logistica e la gestione della cassa, tutto ciò diventò oneroso, soprattutto per le giovani famiglie con bambini e molti altri impegni da sostenere.

GAF Lissone
Il volantino del GAF di Lissone

Ma proprio nelle difficoltà, nel 2013 ecco aprirsi un nuovo orizzonte: l’incontro con il GAF di Limbiate che stava attuando il progetto “la famiglia porta valori in rete” dando così modo di sperimentare un nuovo sistema di fare la spesa e soprattutto una nuova finalità: sostenere concretamente le famiglie bisognose nei nostri paesi.

Un nuovo entusiasmo venne grazie alla gestione degli ordini e della logistica delle merci che, attraverso la Cooperativa Sociale Betania di Monza, operante da anni nel settore sociale a sostegno delle persone in situazioni di disagio, sollevò le famiglie dal peso organizzativo ed operativo.

Attraverso un semplice listino gestito su computer da compilare ogni mese e da inviare a mezzo posta elettronica ritrovarono la comodità di ricevere la spesa già suddivisa per ogni famiglia direttamente a domicilio.

Tutti concordi nel valorizzare le relazioni già esistenti con i fornitori storici, grazie alla collaborazione con altri GAS e GAF della zona, hanno altresì esteso la gamma dei prodotti acquistabili con frutta e verdura di stagione.

Sempre Massimo racconta:

“Nella nostra dimensione di GAF di Lissone, il primo piccolo obbiettivo che ci siamo dati per il quale stiamo attivamente lavorando è il sostegno alimentare ad una famiglia del nostro Comune. Il prossimo passo? Dopo un periodo di “maturazione” si sta concretizzando il progetto di AFIOltre un semplice Gruppo d’Acquisto” partito da Limbiate e Baruccana di Seveso e che adesso vede anche la partecipazione di Lissone. Se condividete la nostra voglia di mettere le famiglie al centro delle nostre attenzioni e volete unirvi al nostro gruppo, potete contattarmi al seguente recapito: massimo.grandesso@alice.it.”