Una marcia contro le mafie a Seregno

Il 23 maggio di 24 anni fa avveniva la strage di Capaci. Oggi dopo tanti anni la guerra contro le Mafie è necessaria più che mai. Diverse associazioni del territorio ce l’hanno ricordato organizzando la marcia di commemorazione a Seregno. Ecco la nostra cronaca.

Liberare Seregno dalle mafie. E’ all’insegna di questo impegno che Libera,  le ACLI, i sindacati e oltre quindici associazioni  hanno deciso di commemorare il 23 maggio a Seregno il 24° anniversario della strage di Capaci in cui furono assassinati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.  Nel comunicato le organizzazioni promotrici spiegano :”Abbiamo scelto Seregno perché da ormai un decennio in questa città si sono verificati  fatti riportati dalla stampa che ci preoccupano, e che prefigurano il significativo rischio di un vero e proprio saccheggio del territorio per mano mafiosa. Gli attentati degli anni 80, e più recentemente la faida della locale di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano, la comparsa ripetuta della città di Seregno negli atti dell’inchiesta “Infinito” del 2010 e dell’operazione “Ulisse” del 2012 dimostrano la persistente presenza mafiosa nel tempo, a cui vanno aggiunti i preoccupanti avvenimenti degli ultimi mesi”. Si fa riferimento alla chiusura di alcuni esercizi commerciali in città su ordine della Prefettura per pericolo di infiltrazione mafiosa, precisando che, in uno di questi locali “ hanno scelto di organizzare eventi nell’ambito della campagna elettorale l’ex sindaco in occasione delle elezioni europee del 2014, e l’attuale sindaco in occasione delle elezioni amministrative del 2015. Il giorno dopo la chiusura sulla saracinesca di uno dei locali è apparso un lenzuolo recante la scritta “Noi vi vogliamo bene”, episodio tipico dei contesti ad alta densità  mafiosa”. Nel comunicato si ricorda anche: ”lo sfogo dai toni minacciosi davanti alle telecamere, che ha fatto il giro del web, dell’ex sindaco contro la redazione di un giornale online che aveva spesso rilevato, chiedendone conto, dei rapporti tra membri dell’amministrazione comunale e persone coinvolte, a vario titolo, nelle inchieste legate alle infiltrazioni mafiose”.  La sera del 23 maggio, centinaia di persone hanno partecipato a una fiaccolata per le vie del centro città,  sfilando anche davanti agli esercizi oggetto dell’interdittiva antimafia. Al termine, al cinema Roma c’è stata la proiezione del film in prima visione “ERA D’ESTATE”, sull’esilio all’Asinara di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Contro le Mafie a Seregno 23 maggio 2016
Liberiamoci dalle Mafie: lo slogan della manifestazione a Seregno del 23 maggio 2016

A  partire dall’inchiesta “Infinito” , che ha rivelato l’inquietante livello di presenza e di radicamento delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio, le associazioni antimafia si stanno impegnando  affinché  fra i cittadini, le associazioni e le istituzioni cresca la consapevolezza. In un  convegno  tenutosi  ad aprile presso il comune di Desio sulle mafie e l’illegalità, con la presenza di magistrati, docenti universitari e studiosi quali Nando Dalla Chiesa,  è stata denunciata la troppa disattenzione che sul nostro territorio circonda il fenomeno.  Alcuni comuni istituiscono commissioni antimafia, che spesso si limitano a organizzare giornate di promozione della legalità a cui però non seguono azioni più incisive, mentre la tematica dovrebbe essere al centro  dell’azione  istituzionale. Gli operatori  economici , quando incontrano la mafia,  spesso sono  lasciati soli e non trovano ascolto da parte delle associazioni di categoria. La mafia – è stato sottolineato –  è attenta a insinuarsi nelle nostre disattenzioni, realizza i suoi affari quando ci interessiamo solo ai nostri, ha stabilito nel tempo relazioni con amministratori e figure istituzionali in un meccanismo di scambio reciproco, ha creato attività commerciali e si è appropriata delle nostre. Tutto questo avviene ed  è avvenuto nell’indifferenza generalizzata.  All’insegna del motto ”Rop del comun, rop de nisun..!”,  finchè va bene non ci si pensa, quando i servizi pubblici iniziano a essere carenti, il cittadino comincia a farsi qualche domanda. Da parte delle istituzioni è necessaria formazione, continuità e conoscenza del fenomeno – è stato ribadito-. Allo stesso  tempo  è necessario  però anche l’impegno dei cittadini, dare l’esempio in prima persona rifiutandosi di frequentare locali  “discussi” o sospetti .  Occorre anche prevenzione: in una scuola di Cesano Maderno i ragazzi hanno saputo riconoscere Totò Riina, mentre Giovanni Falcone non è stato riconosciuto.

D.T.

PATRICIELLO, IL PRETE ANTICAMORRA, IN BRIANZA

Don Maurizio Patriciello, a Muggiò e a Seveso lo scorso 21 MARZO 2016, ha incontrato studenti,  autorità e noi del progetto Famiglia Portavalori in rete (promosso da AFI, Associazione delle Famiglie Italiane, Milano e Brianza). Parole, testimonianze e impegno condiviso per costruire una società più giusta e solidale. Nel diamo un resoconto.

Padre Patriciello in Brianza lo scorzo marzo 2016

Il 21 marzo di ogni anno, da 21 anni, promossa da Libera, si celebra in tutta Italia la giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di mafia. La scelta del giorno, all’inizio della primavera, indica esplicitamente la volontà di uscire dalla “lunga notte invernale” che vede a tutt’oggi le mafie tenere prigioniera una parte consistente dei territori e dell’economia del nostro paese. AFI, nell’ambito del programma di educazione alla legalità promosso dal comune di Muggiò, ha invitato un testimone d’eccezione sul fronte della lotta alla criminalità organizzata: padre Maurizio Patriciello, che in giornata è volato da Napoli a Milano per incontrare gli studenti dell’ITC Martin Luther King di Muggiò. Parroco di Caivano, un comune al confine tra le province di Napoli e Caserta, padre Maurizio è un personaggio noto da tempo alle cronache.

Patriciello a Seveso, Marzo 2016
Padre MAURIZIO PATRICIELLO mentre incontra i membri dei GAF a Seveso, lo scorso 21 marzo 2016.

Da anni Padre Patriciello denuncia l’abbandono da parte dello Stato del suo territorio, dove nel corso di decenni sono stati smaltiti in modo illegale rifiuti tossici di ogni genere. Davanti agli studenti, don Maurizio ha ripercorso la vicenda della terra dove vive, della “Terra dei fuochi”: dalla creazione della prima discarica (legale)  nella quale venivano portate le immondizie domestiche – un’attività remunerativa ma solo fino a un certo punto –  fino all’”abbraccio mortale” con industriali del nord i quali, per evitare di pagare i costi previsti per il trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi, hanno scelto di farli  scomparire nelle discariche abusive controllate dalla camorra. Il tutto per anni e anni, senza alcun controllo da parte di nessuno. Nell’area interessata dal fenomeno, che comprende 55 comuni, si stima che fra il 2000 e il 2009 siano stati smaltiti sei milioni di tonnellate di rifiuti contenenti ogni genere di inquinanti, dal piombo all’amianto, seppellendoli e avvelenando i terreni, anche quelli fertili, oppure bruciandoli nei roghi che producono diossina.  In questa zona l’incidenza di vari tipi di tumore risulta essere molto più alta che nel resto d’Italia.  I più colpiti sono i più piccoli: infatti si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tipi di tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni. Un recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità ha messo nero su bianco il rapporto tra inquinamento ambientale e insorgenza di tumori infantili. Nell’area vi sono moltissime aziende che producono “in nero” scarpe e borse che vengono anche esportate, mentre gli scarti di lavorazione (mezzo chilo per ogni chilo di prodotto) rimangono sul posto e sono poi smaltiti abusivamente. Dopo avere ricordato l’enciclica di papa Francesco dedicata all’ambiente, padre Maurizio ha rivolto ai ragazzi parole esplicite: “viviamo in un ambiente malato, l’uomo è ciò che mangia, se inquiniamo acqua, aria e suolo, o se ci facciamo del male da soli ad esempio col fumo, tutto ciò ci si ritorcerà contro. Dobbiamo fare pace con noi stessi, con gli altri, con l’ambiente!”. Accanto all’impegno personale – aggiunge – perché l’ambiente sia tutelato occorrono anche leggi adeguate. Una grossa occasione si è persa con la legge sui reati ambientali approvata lo scorso anno: all’ultimo momento qualcuno in parlamento ha modificato il testo di legge prevedendo che si possa essere perseguiti solo se il disastro ambientale è stato causato “abusivamente”: in questo modo sarà facile per chi ha inquinato ma è in possesso dei permessi necessari evitare la condanna (vedi dal minuto 41,30 al 43,43 fino al minuto 45,06).

A domanda, padre Maurizio ci informa che il governo continua a non dare risposte alle richieste di intervento che da tempo gli vengono sollecitate: lo stanziamento di 450 milioni ricevuto dalla regione Campania sarà a malapena sufficiente per la bonifica di uno solo dei tanti siti inquinati. Lo stesso nesso tra malattie tumorali e inquinamento viene ammesso solo a denti stretti. Gli chiediamo anche se gli capita spesso di fare interventi nelle scuole del nord. “Sì, vado spesso nelle scuole e nelle parrocchie, al sud come al nord. Non intendo certo mettere in contrapposizione le due parti del paese, il mio scopo è solo quello di far sì che gli onesti siano uniti contro i disonesti”.

L’intervento di Cesare Palombi

Nel suo intervento, il presidente di AFI Cesare Palombi ha parlato agli studenti dei GAF come di uno strumento che, senza bisogno di eroismi ma semplicemente orientandosi verso una spesa più accorta e rispettosa dell’ambiente, è di contrasto all’economia mafiosa, e ha annunciato l’avvio di un gemellaggio con la Nuova Cucina Organizzata  a sostegno delle realtà economiche sane di quei territori.

Nuova Cucina Organizzata”, si configura come una vera e propria attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio che permanentemente ricerca e sviluppa modalità di trasformazione e di vendita sia di prodotti locali sia di quelli provenienti dai terreni confiscati alla criminalità organizzata, nonché di servizio di pizzeria, ristorante e catering, con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nel nome è contenuta una provocazione e una sfida: negli anni ’80 in Campania l’acronimo “Nuova Camorra Organizzata” è stato sinonimo di una realtà che si è organizzata per struggere e impoverire i territori, oggi l’acronimo “NCO – Nuova Cucina Organizzata” è sinonimo di una realtà che si organizza per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi.

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Padre Patriciello con il nostro Presidente Cesare Palombi e le autorità dei comuni da lui vistati lo scorso Marzo 2016

I campi estivi di Libera e altre cose da fare

I ragazzi sono stati invitati a partecipare ai campi estivi di Libera, dove potranno fare un’esperienza di impegno, conoscere e contribuire a migliorare la realtà di quella parte del nostro paese. La dirigente scolastica e il Sindaco Maria Fiorito hanno lanciato un ammonimento: al cittadino comune può capitare nella vita di imbattersi in situazioni in cui si è chiamati a decidere da che parte stare, al li là del proprio utile immediato. Se si vuole un mondo diverso occorre avere il coraggio di fare scelte controcorrente. Un video  ha raccontato la figura esemplare di Roberto Mancini,  un ispettore di polizia che ha condotto le sue indagini nelle terre avvelenate senza mai risparmiarsi, fino ad ammalarsi di tumore e alla sua morte, avvenuta nel 2014. Stare dalla parte delle legalità significa evitare di far finta che non accada nulla, o di pensare che certi fatti accadono lontano da noi. A Desio è stato grazie alle segnalazioni di cittadini attenti che è stata scoperta una cava della ‘ndrangheta. Pure in assenza di domande da parte degli studenti a padre Maurizio Patriciello, la preside prof. Angela De Sario ha espresso la sua convinzione che i ragazzi non scorderanno la lezione ricevuta.

D.T.

 

Muggiò in prima linea per la legalità

Il comune di Muggiò si conferma tra i più attivi in Brianza nel sostegno e nella promozione della legalità. Tra febbraio e maggio l’amministrazione comunale ha messo in campo un calendario fitto di iniziative che, assieme ad alcune associazioni,  vedono il coinvolgimento anche degli istituti scolastici a tutti i livelli.

Educarsi alla legalità a Muggiò (MB)

Il progetto complessivo – ci dice il consigliere comunale con delega alle politiche famigliari Moreno Merati – è promosso congiuntamente dal Tavolo Famiglie in rete del comune e dal Comitato La Famiglia LIBERA energie contro le mafie (composto da AFI, Acli, Comitato soci Coop e Libera). Entrambi hanno messo a disposizione i fondi necessari, che per la maggior parte andranno a sostenere le iniziative nelle scuole, mentre una parte significativa circa € 1.000 servirà a coprire parte delle spese di quegli studenti che decideranno di partecipare ai campi di lavoro estivi di Libera sui terreni confiscati alle mafie. 12715717_1707920879443571_1324480080538564545_nL’intento dell’amministrazione – ci dice Merati – è quello di promuovere, attraverso l’informazione, la formazione e l’impegno, il coinvolgimento delle forze sane del territorio nelle politiche di cittadinanza attiva.  AFI e il Comune stanno avviando un GAF (gruppo di acquisto familiare) anche a Muggiò. Sono già attivi a Lissone, Limbiate, Seveso e Garbagnate M.se. Si stanno attivando alcune famiglie disponibili a condividere il fare la spesa in un circuito di “Consumo Consapevole”, inoltre s’intende sostenere almeno tre famiglie muggioresi che si trovano in una situazione di disagio economico a causa della perdita del lavoro.

Il progetto “Educazione alla legalità” prevede l
a presentazione di libri sul fenomeno mafioso e la  rappresentazione di uno spettacolo teatrale sempre a tema.

Nelle scuole elementari si sta realizzando un progetto condotto da volontari dell’associazione Libera assieme ai docenti, denominato “C’è un treno per Muggiò…”. Il progetto intende sensibilizzare i bambini sull’importanza e il senso delle regole e delle leggi come base della convivenza civile, utilizzando un linguaggio e una modalità che siano al contempo alla portata dei fanciulli e di stimolo alla loro fantasia. Il progetto sensibilizzerà, inoltre, sul valore del rapporto tra le generazioni e sulla tematica del riuso e del riciclo.  Gli elaborati dei ragazzi verranno consegnati al Sindaco alla fine dell’anno scolastico. Nelle scuole medie è previsto un progetto sul gioco d’azzardo. Mentre alle superiori, presso l’ITC Martin Luther King si stanno svolgendo incontri, destinati alle classi quinte, con figure impegnate nel contrasto alle organizzazioni mafiose.

Ci dice la dirigente Angela De Sario:

“Teniamo molto al tema della legalità e vogliamo portarlo all’attenzione dei ragazzi. La percezione che loro hanno del fenomeno della criminalità organizzata è che esso abbia a che fare più che altro con la prostituzione e lo spaccio, manca la consapevolezza delle interferenze nella vita quotidiana (ma questo vale anche per gli adulti!). Del progetto si è  occupata la commissione legalità, formata da docenti di diritto, lettere, storia e filosofia.  Esso rappresenta un’occasione importante per avviare una riflessione, ma ci sarà bisogno di tempo”.

Un testimone della legalità tra noi il 21 marzo

Padre Maurizio Patriciello sarà a Muggiò il 21 marzo 2016
Padre Maurizio Patriciello

L’appuntamento principale sarà il lunedì 21 marzo con Padre Maurizio Patriciello, attivo da anni nella difesa delle popolazioni che vivono nelle “Terre dei fuochi”, sui terreni avvelenati dai rifiuti tossici smaltiti per anni illegalmente da parte di aziende in affari con i clan camorristici. Ai ragazzi verrà offerta la possibilità di partecipare ai campi estivi di Libera, presso le cooperative che coltivano prodotti agricoli sui terreni confiscati o provvedono alla riqualificazione di stabili e proprietà che erano appartenute a famiglie mafiose e che, attraverso il loro riutilizzo sociale, vengono ad essere restituiti alla cittadinanza.

Tutto si concluderà il 28 maggio, con una Festa della Legalità che animerà vie del centro cittadino. Un plauso a Muggiò!

D.T.

 

Famiglia Si’, Familismo amorale No!

Si è svolta a Giussano giovedì 14 gennaio 2016 una bella conferenza sulla denuncia del Familismo Amorale, come radice culturale di tanti comportamenti illegali e immorali presenti ancora nel nostro paese. Tenuta dal Prof. Raffaele Mantegazza, Pedagogista, e introdotta da Cesare Palombi di AFI con la collaborazione del Comune di Giussano e di Libera, è stata occasione di crescita e riflessione per tutti i presenti e per questo ne diamo notizia e rilanciamo la riflessione sul nostro sito.

Mantegazza a Giussano
Familismo Amorale e cultura mafiosa

Scrive Umberto Galimberti: “l’Italia è un paese in cui i vincoli sono ancora di parentela e non ancora di cittadinanza, dove la legge del sangue è più forte della legge della città”. Nel 1958 il sociologo Banfield coniò l’espressione “familismo amorale”, per indicare quei comportamenti che molte famiglie tendono ad assumere e che sono volti ad avvantaggiare se stesse (o la propria parentela,  il clan di appartenenza, ecc ) a scapito dei diritti degli altri. Qualsiasi associazione mafiosa, come è noto, si fonda su vincoli familistici e perciò antepone le leggi della famiglia a quelle della città.  La mafia è solo la forma più vistosa e truculenta del costume diffuso in chiunque antepone il parente, l’amico, il raccomandato, il segnalato a chi davvero merita, a prescindere dai rapporti di parentela e di conoscenza. Non sconfiggeremo mai la mafia finchè tutti quanti, nel nostro ambito di competenza, non debelleremo quel comportamento che antepone il vincolo di parentela al vincolo di cittadinanza”. Il tema del familismo è stato al centro di una conferenza che si è tenuta a Giussano il 14 gennaio scorso, promossa dall’Assessorato alla Legalità in collaborazione con AFI e Libera,  relatore Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia all’Università Bicocca di Milano.  Nell’introduzione Cesare Palombi, presidente di AFI, ha rimarcato che la famiglia rimane l’agenzia educativa primaria, dove si imparano i comportamenti basilari per la civile convivenza e la costruzione del bene comune. Si è detto convinto che la lotta contro le mafie è innanzitutto una sfida educativa che deve estirpare alla radice la cultura che genera questo fenomeno malavitoso. A questo scopo, occorre cambiare il nostro stile di vita, imparando a:  non essere indifferenti e girarsi altrove per garantirsi un falso quieto vivere, ma a denunciare; non chiedere favori alla politica, divenendo ingenui complici di un sistema propedeutico alla corruzione, quindi fortemente esposto alla collusione mafiosa; non sostenere un’economia che uccide e strangola le forze produttive sane del nostro territorio esercitando un consumo più consapevole.

Cesare Palombi e l'Assessore ...Il responsabile di Libera e l’assessore hanno insistito sull’importanza che la scuola e la famiglia uniscano le forze nello sforzo quotidiano di educare i futuri cittadini ai valori della responsabilità civile. Raffaele Mantegazza ha spiegato come storicamente i totalitarismi, quando hanno voluto conquistare un territorio, prima di ricorrere agli attentati o alla corruzione, hanno puntato alla conquista delle maggioranze silenziose, di quella zona grigia, costituita dalla massa critica di persone oneste che magari lo sono solo perchè non c’è stata l’occasione della disonestà. I poteri criminali crescono e si rafforzano in quanto sostenuti inconsapevolmente da chi tende a sminuire l’importanza del rispetto delle regole, a dire “ma sì, cosa vuoi che sia…”’ Oggi in Italia siamo al punto che chi rispetta le regole viene ridicolizzato, passa per fesso. Ma il cinismo e il nichilismo sono i maggiori alleati delle mafie. Il  personaggio mafioso esercita un’attrattiva che non va sottovalutata: fare il mafioso è bello (hai soldi, auto, donne..!). Dobbiamo capire che per essere all’altezza della sfida occorre saper trasmettere un messaggio di pari potenza, ovvero che essere onesti è bello, perché fa star bene, perché si sente che si sta facendo la cosa giusta. Dentro una società che ha stabilito che il denaro è l’unità di misura di ogni cosa, perfino del sesso e dei sentimenti, va sostenuto con forza che alcune cose non hanno prezzo, che i soldi non possono comprare tutto, che la gratuità è un valore in sè. Nella scuola e in ambito educativo la competizione andrebbe rimossa, mentre andrebbe insegnata la socialità, il lavorare insieme. La scuola non è il posto dove riprodurre le dinamiche delle differenze sociali. Se in classe il più bravo aiuta chi è più indietro, entrambi ci guadagnano, il primo perché impara l’importanza dell’aiutare, l’altro perchè saprà un po’ più di matematica o d’italiano (specialmente se la sua famiglia proviene da un altro paese…). La scuola è importante in quanto è l’istituzione, è il luogo dove, diversamente che in famiglia, si impara a fare la fila, a rispettare il proprio turno, è la palestra della democrazia! Per questo i luoghi istituzionali dovrebbero essere sempre posti belli, curati, mai consegnati al degrado. Dobbiamo tutti imparare che non esistono scelte neutre, che è a partire dal piccolo, dal nostro ambito che si può aspirare a conquistare la zona grigia, anche se sarà un lavoro lungo e faticoso.

D.T.

Da Cosa Nostra a “Casa nostra”. Un bene confiscato alla criminalità organizzata torna alla comunità

A Giussano (MB) una palazzina confiscata alla criminalità organizzata e nella disponibilità del comune diventerà uno spazio di comunità. Il comune, con bando pubblico, ha assegnato la gestione dell’immobile confiscato al sodalizio Il Mosaico, associazione giussanese che da 15 anni lavora con persone con disabilità, e alla cooperativa sociale Solaris di Triuggio. 

Un bene della malavita torna alla comunità

L’assegnazione è avvenuta ad aprile ed è stata  formalizzata definitivamente a giugno. Il progetto delle due organizzazioni prevede che lo stabile diventi un luogo per nuovi progetti di vita di persone con disabilità, le loro famiglie e la comunità che li accoglie, un luogo di promozione e cultura dell’inclusione, uno spazio di legalità in cui si affermerà a più livelli il valore sociale della disabilità; ancora, uno spazio generatore di occasioni all’ autonomia e al lavoro protetto, ma aperto anche al territorio e alla cittadinanza, di economia sociale e micro/economie (in collaborazione ad esempio con i gruppi di acquisto solidale).

Il Gazebo della Associazione Il Mosaico, Giussano ottobre 2015
Ottobre 2015: Il Gazebo di lancio della campagna “Io ci sto” per collaborare alla Casa Nostra ricevuta dal Comune di Giussano.

Situato a ridosso del centro cittadino, lo stabile si articola al piano terra con un open space, che accoglie persone e idee, iniziative, corsi, attività, gruppi,  che si vuole come punto d’incontro tra la vita che si svolge all’interno e l’esterno. Al primo piano uno spazio per attività diurne ampio, con due camere, bagni, un angolo cottura, un ufficio di servizio alla struttura: offrirà opportunità leggere, moduli di risposta ai bisogni flessibili e adattabili alla realtà, integrandosi con la vita proposta al piano terreno e in relazione con il contesto cittadino. Il piano sottotetto è  residenziale per un piccolo gruppo di persone; sarà la loro casa, il loro progetto di vita da costruire condiviso con un progetto più grande che coinvolge molti altri.

La campagna “Io ci sto”.

A supporto del progetto, le due organizzazioni hanno lanciato la campagna “Io ci sto! : bene comune per nuovi progetti di vita” , che si rivolge ad enti, associazioni, organizzazioni, famiglie e singoli cittadini. Attraverso varie forme –  ricerca di volontari, adesioni di partner progettuali e di attività, tesseramento –  la campagna intende fin da subito dare concretezza e spazio alla condivisione più ampia possibile con le realtà del territorio.

A tutt’oggi oltre 20 associazioni e diversi cittadini  hanno dato la loro adesione.

Lo scopo dichiarato è quello di far sì che si possa immaginare una comunità che veda normale, non scandaloso e non preoccupante le presenza di persone con disabilità negli svariati contesti e ruoli sociali, di creare relazioni affettive fra spazi, oggetti, azioni e relazioni, e di far sì che il contesto e le persone che vi agiscono siano sempre più facilitatori e mediatori di opportunità di autonomia.

Sviluppi e obiettivi futuri

Più a lungo termine, gli obiettivi riguardano un cambiamento rispetto all’interazione fra struttura comunitaria e territorio: non solo gli interventi degli operatori che gestiscono “i vissuti, le difficoltà emotive e relazionali”, ma  anche un” fuori”, costituito da rapporti “normali” dove il supporto passa attraverso la condivisione di spazi e momenti insieme. Per tale motivo, verrà sostenuta attivamente la rete del volontariato e la stretta relazione con le associazioni della Rete e del territorio.

Per tutte le  informazioni : www.ilmosaicoassociazione.it

 

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CYBERBULLISMO: COS’E’ ?

Nella rubrica Legalità ci occupiamo oggi di cyberbullismo. Cyberbullismo è  un termine utilizzato per indicare il fenomeno che avviene quando bambini e/o adolescenti si avvalgono dell’ utilizzo di internet, attraverso i telefoni o altri tipi di tecnologia, per maltrattare e molestare ripetutamente i propri coetanei.

Cyberbullismo01
Il cyberbullismo esercita prepotenza e denigrazione attraverso i moderni media: disgustoso come quello tradizionale.

Rispetto al bullismo tradizionale, quello cyber [si pronuncia saiber] mette in pratica lo stesso tipo di prepotenza e comportamento aggressivo, ottenendo però effetti maggiori, grazie allo sfruttamento di computer e cellulari. Un solo episodio, ad esempio, divulgato a migliaia di spettatori attraverso siti come YouTube, può portare parecchi danni alla vittima, anche se non viene ripetuto nel tempo. Un video oppure un post su un blog sono sempre disponibili, possono essere visti da migliaia di persone in tempi diversi, e, soprattutto, è difficile cancellarli definitivamente.

Inoltre, i mezzi elettronici non hanno bisogno di forza fisica. Anche una sola persona, nel chiuso della propria stanza e senza particolari doti fisiche, può fare atti di cyberbullismo su un numero illimitato di vittime. Sono sufficienti poche operazioni telematiche, da compiere anche con false identità. La rete, infatti, non prevedendo una relazione faccia a faccia, permette ai bulli di spacciarsi per altre persone o di rimanere nell’anonimato e, quindi, di restare impuniti, così come gli spettatori o i complici, che spesso non conoscono nemmeno la vittima.

Il bullo

Non sempre chi è bullo nel mondo virtuale lo è anche in quello reale. La rete infatti dà l’opportunità di crearsi delle personalità fittizie, di mostrarsi alla società del web come forte e prepotente, anche se fuori dagli schermi si è timidi e deboli. Per questo, a volte, sono proprio le vittime dei bulli tradizionali che, una volta tornate a casa, si trasformano a loro volta in cyberbulli.  Inoltre, la dinamica dell’azione aggressiva, praticata attraverso il filtro del cellulare o lo schermo del computer,  provoca nel cyberbullo un effetto di deresponsabilizzazione che disinibisce l’aggressività.

La diffusione capillare delle nuove tecnologie (l’acquisto di prodotti informatici rimane sempre elevato e in controtendenza rispetto al calo dei consumi negli altri settori, incluso quello alimentare) e il costante abbassamento della fascia di età degli utilizzatori (quale adolescente non dispone ormai di un moderno smartphone?)  ha tra i suoi effetti indesiderati anche l’espansione dei comportamenti aggressivi e intimidatori. Fra gli adolescenti le intimidazione e gli insulti online si stanno diffondendo in maniera esponenziale, e provocano  isolamento, calo dell’autostima e del rendimento scolastico, fino a determinare in certi casi la scelta di cambiare la scuola. Non mancano i casi di suicidio.

Le dimensioni del fenomeno

Secondo le statistiche, il 26% degli adolescenti ha subito atti di bullismo informatico, e ben il 23% si definisce senza problemi cyberbullo. I dati di Telefono Azzurro stimano che il 20% dei ragazzi ha trovato proprie foto imbarazzanti online, il 23,6% ha trovato proprie informazioni false, il 10,2 ha ricevuto sms a sfondo sessuale. La ricerca condotta su 2.419 adolescenti dall’Osservatorio Open Eyes, di cui fanno parte oltre al Miur anche l’associazione ChiamaMilano, l’Istituto Niccolò Machiavelli e il dipartimento di Psicologia dell’Università di Napoli, arriva a stilare una top-ten delle persecuzioni online:

  • Flaming: messaggi violenti o volgari (commesso dal 17,8% dei maschi e dal 8,7% di femmine);
  • Denigrazione e danneggiamento della reputazione (10,2% dei ragazzi e 6,9% delle ragazze);
  • Furto di identità, ovvero la creazione di un profilo fittizio (6,2% degli studenti e 4,1% delle studentesse).
  • L’8,4% dei cyberbulli (3,8% delle cyberbulle) pratica, invece, l‘esclusione della vittima dai gruppi di amici. Un esempio è quello dei gruppi “contro”. Si prende di mira un soggetto puntando su una caratteristica: obesità/magrezza, timidezza, presenza di handicap, orientamento sessuale presunto, scarsa conoscenza della lingua dovuta a immigrazione recente, o altro (lo “sfigato”, ecc).  Sul cellulare o in rete viene immesso un messaggio contro il soggetto e viene creato un gruppo ad-hoc, mirato esclusivamente a danneggiarlo.
Cosa fare per difendersi

Telefono Azzurro fornisce i consigli da trasmettere ai  propri figli/allievi che si trovino ad essere infastiditi in rete:

  • Invia al cyber-bullo un messaggio in cui, in maniera chiara, dici che il suo comportamento ti sta disturbando e lo inviti a smettere; nel caso non smetta, evita di rispondergli.
  • Segnala le azioni che ti danno fastidio ai moderatori o a chi gestisce il sistema
  • Blocca o filtra tutte le e-mail e la messaggistica immediata provenienti dal cyber-bullo
  • Evita di visitare i forum, le chat o comunque di partecipare a gruppi di discussione dove hanno avuto luogo gli attacchi. Eventualmente cancellati.
  • Se gli attacchi dovessero continuare, considera la possibilità di cambiare indirizzo e-mail, account o la username per impedire di essere identificato.
  • Parla con un adulto. Ciò vale anche nel caso in cui non sia tu la vittima diretta, ma ti sia capitato di assistere a episodi di cyber-bullismo.
Formazione contro il cyberbullismo a Paina di Giussano
L’incontro col magistrato con gli alunni della scuola media di Paina – Giussano svoltosi nel marzo 2015.
Formazione e contrasto al cyberbullismo in Brianza

In questi anni i volontari dell’associazione Libera hanno condotto nelle scuole medie di Giussano e Verano Brianza un progetto sul bullismo informatico. Ai ragazzi vengono mostrati alcuni  video che ripropongono situazioni di prepotenza comuni fra gli adolescenti, con discussione a seguire. Da ultimo i ragazzi, divisi in gruppetti, sono invitati a  ideare delle simulazioni con situazioni analoghe a quelle proiettate e attraverso un gioco di ruolo a “metterle in scena” davanti ai compagni. L’incontro delle classi con un magistrato conclude il percorso.

 

A cura di D.T.

Vent’anni di Libera

C’è chi dice che la vita vera inizia a vent’anni. Certamente a quell’età si ha accumulato una certa esperienza del mondo, significa soprattutto essere capaci di un certo spirito di intraprendenza e una particolare attitudine alla vita, che solo chi ha vent’anni può avere. E sembra che l’associazione Libera festeggi i suoi due decenni di storia con questo spirito. Nata in un momento storico e in un tessuto sociale lacerato dalle lotte mafiose, l’associazione di don Luigi Ciotti a saputo evolversi ed adattarsi alle trasformazioni dei fenomeni mafiosi, portando il suo vigore di sempre. Il segreto per mantenersi giovani? E’ coinvolgere i giovani! Approfondisci

Le nostre carceri

Cosa c’entra la famiglia con l’articolo 27 della Costituzione italiana? Perché ogni membro della società – come afferma Agnese Moro, figlia di Aldo Moro – ha il diritto e dovere di partecipare alla rieducazione del detenuto? La conferenza sulla situazione delle carceri in Italia, tenutasi nella biblioteca comunale di Agrate Brianza il 2 febbraio 2015 proposta da OraLegale (per approfondire), ci presenta un resoconto.

Mauro Palma, vice capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

In Italia il sistema penitenziario è disciplinato dalla legge 374 del 1975 dell’ordinamento penitenziario, che riforma il regolamento risalente al 1931, rendendolo più conforme ai diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Una successiva modifica fu approvata con la legge Gozzini del 1986, che ha introdotto la detenzione domiciliare e i permessi premio. Nel pensiero comune, è poco frequente sentire parlare di “diritti dei detenuti”, è più facile pensare ai carcerati come cittadini di “serie B”, che meritano soprusi e violazioni dei loro diritto come conseguenza della loro condotta. Questa logica populista è per fortuna superata dalla Costituzione, che garantisce ai detenuti dei diritti e doveri. L’articolo 27 è quello che maggiormente ha ispirato i regolamenti delle carceri più promotori della persona umana (e sono quelli che, secondo le statistiche, permettono una migliore rieducazione del detenuto e dunque una minore possibilità di recidività). L’articolo 27 dispone che:

la responsabilità penale è personale; l’imputato non è colpevole sino alla condanna definitiva; le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

All’istituto penitenziario è affidato il compito di mettere in atto il terzo comma dell’articolo: oggi è possibile rieducare un detenuto attraverso un programma personalizzato che prevede che il detenuto rimanga a contatto con il mondo esterno, attraverso il lavoro e lo svolgimento di altre attività che sono spesso organizzate da istituti esterni al carcere, privati e di volontariato.

«Anche se sono tantissimi i progressi fatti in questa direzione», spiega Il relatore Mauro Palma, membro della Commissione ministeriale sul sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani e vice capo dell’Amministrazione penitenziaria, «la sentenza del caso Torreggiani, adottata l’8 gennaio 2013 dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (CtEDU) ha dichiarato che l’Italia ha violato l’articolo 3 della CEDU, riguardante trattamenti inumani e degradanti, nei confronti di 7 detenuti ricorrenti, a causa del sovraffollamento delle carceri italiane. La corte ha concesso all’Italia poco più di un anno per riportare la situazione del sovraffollamento delle carceri alla normalità, al termine del quale la Corte avrebbe condannato l’Italia al risarcimento per tutti i casi di violazione che la Corte ha “congelato” per un anno».

L’Italia ha dunque adottato misure di emergenza volte alla costruzione di nuovi penitenziari e all’esecuzione delle condanne inferiori di dodici mesi all’esterno delle carceri.

L’intervento di Maria Pitaniello, direttrice della casa circondariale di Monza, ci permette di conoscere questa realtà nel nostro territorio.

«L’obiettivo a cui tendono tutte le aree del carcere – l’area economica, sanitaria, l’area trattamento – è l'”umanizzazione della pena”, attraverso una rete di collaborazioni con il territorio, con ad esempio l’associazione Antes o Carcere Aperto. Nella tutela di ciascun individuo di un residuo della propria libertà personale, ogni detenuto può decidere di prendere parte a un percorso personalizzato di rieducazione, che gli permetta reinserirsi a tutti gli effetti nel territorio al termine della detenzione. Nel nostro istituto il detenuto può mantenere contatti frequenti con la famiglia, ed inoltre mettiamo a disposizione anche spazi adeguati ai bambini. Attualmente il carcere ospita 600 detenuti. La convivenza è disciplinata da un regolamento. Una buona percentuale è composta da stranieri, a cui talvolta l’imposizione di uno stile vita diverso dal loro può risultare difficile, ma comunque viene assicurato loro un percorso di rieducazione. Posso constatare con soddisfazione che in questi anni sono stati fatti molti progressi, soprattutto grazie all’ impegno della società, ma c’è ancora molto da fare».

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