Qualunque cosa succeda: Giorgio Ambrosoli

«La figura dell’avvocato Ambrosoli non è mera retorica, non è un mito, anche se per molti giovani è semplicemente un nome, un racconto un po’ romanzato, che consiste in cose sentite. È una figura di uomo, una figura di avvocato che ha incarnato al meglio ciò che dal punto di vista umano e professionale significa svolgere una funzione socialmente utile».

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La copertina del libro che racconta la storia di Giorgio Ambrosoli

L’avvocato Giacometti introduce così il primo appuntamento di “OraLegale”, tenutosi al Teatro Binario 7 di Monza, un programma di incontri sulla legalità proposto dall’Associazione Minerva, Nova Luna e Antes. Il relatore è il figlio di Giorgio Ambrosoli, Umberto, vincitore del premio Terzani con il suo libro Qualunque cosa succeda (2009), in cui racconta la vicenda di suo padre. «Ho scritto questo libro per chi la storia di quegli anni non l’ha vissuta. Perché penso che questa storia non abbia tempo; certo, c’erano dei nomi, delle persone, una scenografia, ma il succo offerto da mio papà e dai suoi collaboratori tra un connubio di libertà e responsabilità, non è ha dimensione storica.»

Giorgio Ambrosoli, nato nel 1933 da una famiglia borghese milanese, si era avvicinato alla gioventù monarchica e aveva studiato Giurisprudenza a Milano e si era specializzato nel settore fallimentare. Nel 1974 era stato scelto dall’allora governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, come commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, che era stata portata quasi al fallimento dal banchiere siciliano Michele Sindona, che aveva legami con la malavita siciliana. Ambrosoli aveva il compito di esaminare la malmessa situazione economica della banca: durante le sue indagini si rese conto che c’erano gravi irregolarità nei conti della Banca e che i libri contabili erano stati falsati. Nonostante fosse consapevole dei rischi che correva, denunciò il banchiere siciliano. Fu assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato da Michele Sindona.

Umberto racconta la storia della sua famiglia con tono sicuro e pacato, come chi ha acquistato una totale consapevolezza sulla sua storia e sugli eventi che hanno segnato la sua vita, che lo hanno portato a intraprendere la professione di avvocato.

«Si parla di legalità, ma io credo sia necessario uscire dall’equivoco della parola» spiega Ambrosoli, «legalità è certamente una parola positiva, che richiama i valori umani più alti, ma sotto l’egida della legge si è fatto di tutto, come per la pena di morte negli Stati Uniti d’America, dove io faccio fatica, ma sarò io che sbaglio, a trovarne un principio etico. Penso che sia molto più umano e molto più bello parlare di legalità come responsabilità: responsabilità significa, nel senso etimologico del termine, rispondere a un’esigenza, il che significa innanzitutto andare fuori dalla propria dimensione». Ambrosoli è capace di parlare ai giovani trasmettendo loro un’idea chiara e precisa della situazione attuale del nostro Paese e quello prospetta per il futuro, partendo dalla consapevolezza che lo Stato e le Istituzioni sono uscite vittoriose da due decenni che hanno insanguinato il Paese. Come raffermò il sociologo dell’Ottocento Max Weber, “Il sapere della professione dell’avvocato deve essere messo a servizio degli altri”.

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L’avvocato Giorgio Ambrosoli

«Il nostro Paese è anche quello dei Giorgio Ambrosoli, non solo quello dei Totò Rina e dei furbacchioni» conclude l’avvocato, «il nostro Paese è drammaticamente pieno di persone che hanno saputo e che sanno vivere la propria responsabilità. Ciò significa che dobbiamo uscire da una dimensione che genera sconforto, che incentiva il disimpegno. Quando mio papà è mancato nel 1979 le persone che avevano capito cosa era successo erano davvero poche. Molte in quel tempo di massima confusione, avevano intuito che mio padre aveva fatto qualcosa di buono. […] Il processo si è concluso nel febbraio 1987 e solo allora fu fatta luce sulla verità dei mandanti dell’omicidio di mio padre e sulla banca. Se si leggono gli atti del processo di quegli anni trapela una nota di imbarazzo: tutti sapevano la verità di Tangentopoli ma nessuno denunciava».

Conoscere informandosi, per agire oggi. E’ il nostro auspicio.

One thought to “Qualunque cosa succeda: Giorgio Ambrosoli”

  1. “Il nostro Paese è anche quello dei Giorgio Ambrosoli, non solo quello dei Totò Rina e dei furbacchioni… dobbiamo uscire da una dimensione che genera sconforto, che incentiva il disimpegno”.
    Questa frase dobbiamo stamparla in mente a ciascun cittadino che ami il nostro bel paese!
    Shalom Cesare

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