Monselice, 4 maggio 2025 – Un anno dopo l’elezione del nuovo direttivo, l’Associazione delle Famiglie Italiane (AFI) si ritrova a Monselice per la sua assemblea nazionale e mette al centro una parola tanto semplice quanto potente: “Cura”. Un concetto che diventa la bussola per il futuro dell’associazione, un impegno a tutto tondo che spazia dalla politica alla cultura, fino al sostegno reciproco tra le sedi locali. Ne parliamo con la presidente nazionale, Luigia Caria, a margine dei lavori.
Presidente Caria, l’assemblea di Monselice si è incentrata su una parola chiave: “Cura”. Cosa significa concretamente per l’AFI? “Buongiorno. ‘Cura’ per noi non è solo un sentimento, ma un progetto. Partendo dall’etimologia greca ‘epimeleia’, la intendiamo in tre dimensioni fondamentali: l’attenzione verso i bisogni, la sollecitudine, ovvero la dedizione a un progetto, e l’impegno, che rappresenta la sua dimensione politica. Ispirandoci all’enciclica ‘Fratelli Tutti’ e ai principi dell’Economia Civile, vogliamo che la cura reciproca, la fraternità, la gratuità e la sussidiarietà diventino le fondamenta delle nostre azioni future.”
Come si traducono questi valori in un programma d’azione? Quali sono gli ambiti di intervento che avete delineato? “Abbiamo identificato tre ambiti principali. Il primo è quello politico: siamo chiamati a promuovere politiche di cura integrale, che valorizzino il lavoro di cura, potenzino i congedi parentali e favoriscano un lavoro family-friendly. Vogliamo anche sostenere un’economia a misura di famiglia con politiche fiscali adeguate e sviluppare un dialogo costante con le altre realtà sociali. Il secondo ambito è quello culturale: dobbiamo diffondere una cultura della cura e della fraternità attraverso la formazione, valorizzare i ‘beni relazionali’ come la fiducia e la cooperazione che le nostre attività generano. Infine, c’è il coordinamento sussidiario: è fondamentale mettere in rete le buone pratiche, fornire strumenti alle nostre sedi locali e promuovere progetti nazionali a impatto locale, come una ‘settimana della fraternità’ o il sostegno a distanza.”
Ha parlato di cura anche come attenzione verso l’interno, verso le stesse associazioni locali. Quali sono le sfide che l’AFI sta affrontando e come pensa di superarle? “Sì, la cura deve partire da casa nostra. Notiamo con preoccupazione che alcune sedi locali sono in sofferenza, spesso per una mancanza di ricambio generazionale. Penso ad Afi Angri e Afi Veglie, che non hanno confermato la quota, ma non sono le sole. Credo che il direttivo nazionale, e tutti noi insieme, dobbiamo ‘prenderci cura’ di queste realtà. La reciprocità è la chiave: a volte, il bene relazionale e il legame personale che un socio storico ha costruito negli anni con una sede in difficoltà vale molto più di una mia telefonata formale. In questo senso, abbiamo accolto con favore la proposta di Afi Reggio Calabria di creare dei gemellaggi tra sedi locali per condividere fatiche e progetti.”
Guardando al futuro del suo mandato, quali sono gli obiettivi prioritari per coinvolgere nuove energie e rendere l’associazione più dinamica? “Dai nostri incontri sono emerse due priorità assolute: migliorare la comunicazione e riuscire a coinvolgere famiglie più giovani per garantire un futuro all’associazione. Stiamo lavorando su progetti concreti a livello nazionale. Ad esempio, vogliamo analizzare le aziende virtuose che propongono un welfare aziendale attento alla famiglia e lanciare un format di ‘incontri con gli autori’ su temi familiari, sull’ottimo esempio di Afi Verona. Il compito del direttivo è sia organizzativo – dall’adeguamento delle normative all’iscrizione al RUNTS – sia, e soprattutto, di stimolo e raccordo, curando la comunicazione e promuovendo la partecipazione a tutti i livelli.”
Un’ultima battuta, un messaggio per tutti i soci. “L’invito che rivolgo a tutti è di implementare le attività che già svolgiamo magnificamente a livello locale, ponendo però una nuova e più profonda attenzione a questi valori fondanti. Dobbiamo essere costruttori di ponti di fraternità, aperti alla collaborazione e promotori del mutualismo familiare. La forza di AFI risiede nella sua capacità di generare fiducia, cooperazione e senso di appartenenza. È questa la ‘cura’ che può davvero fare la differenza, per le famiglie e per l’intera società.”
